Le papaccelle napoletane

Le papaccelle napoletane: cosa sono e da dove prendono il nome?


Le papaccelle napoletane sono dei peperoni tipici della zona di Napoli che hanno seriamente rischiato l’estinzione, scongiurata in tempi recenti solo grazia all’intervento della Fondazione Slow Food, che ne ha sostenuto il recupero e oggi la tiene sotto presidio.

Le papaccelle napoletane possono assumere diversi colori, dal verde al giallo fino a un rosso molto intenso e si riconoscono immediatamente per via della loro foma caratteristica: sono piccole, un poco schiacciate e costolute (ecco perché sono anche dette “ricce”), molto carnose e saporite.

Sembra che il nome “papaccelle” derivi da un cognome molto diffuso nella loro zona tradizionale di coltivazione che è quella di Brusciano, dove molte famiglie hanno come cognome "Papaccio".


Cos’hanno di speciale le papaccelle?


Anche se al mercato si trovano ormai diversi ibridi, le vere papaccelle napoletane presidiate da Slow Food si contraddistinguono per la grande dolcezza della loro polpa.

Le loro “sorelle” ibridate, dunque coltivate senza seguire il severo disciplinar edi produzione messo a punto da Slow Food, hanno invece un sapore decisamente più piccante.
Sempre grazie al severo disciplinare di coltivazione,  la produzione mantiene una elevata qualità della quale si fanno garanti anche i pochi (7-8 in tutto) produttori accreditati.
È merito loro se le papaccelle sono tornate sui mercati napoletani ed è possibile trovare nuovamente anche i tradizionali conservati sotto aceto.


Utilizzo delle papaccelle napoletane in cucina


Sono molte le ricette tradizionali della cucina partenopea che vedono protagoniste le papaccelle, che si trovano sui banchi dei mercati rionali della città e di tutto l’hinterland a partire dal mese di luglio fino ai primi freddi.
Non c’è famiglia napoletana che a Natale non porti in tavola la classica “insalata di rinforzo”, un piatto tipico nel quale le papaccelle trovano un posto d’onore.
Ma le papaccelle si possono consumare in svariati modi: arrostite, conservate sottaceto, saltate in padella, oppure farcite con tonno, alici, mollica di pane, uvetta e pinoli e quindi cotte in forno.

Per saperne di più potete consultare il sito www.fondazioneslowfood.it