Il parto in acqua? Riduce il dolore

Come alleviare i dolori del parto in modo 'naturale'? Semplice, con l'acqua. Studi internazionali concordano: l'acqua esercita un effetto rilassante sul corpo della donna e aiuta a distrarre la mente dal dolore.

Sfatati i vecchi pregiudizi legati a fantomatici rischi igienici, il parto in acqua diventa una delle opportunità a disposizione della mamma e del bambino.

Il primo medico che ha sperimentato questa tecnica di parto è un russo, Igor Tjarkowskij, nel 1960. Dopo di lui Michel Odent, ginecologo francese, autore di libri tradotti in varie lingue – tra cui "L'acqua e la sessualità" – ha contribuito alla diffusione del parto in acqua in Francia.

Da alcuni anni, anche in diverse strutture ospedaliere italiane, concentrate nella maggior parte del centro-nord, è possibile effettuare il parto in acqua (consulta on line la struttura più vicina).

Quali sono i vantaggi del parto in acqua?
Diminuisce il dolore; può diminuire la prima fase del travaglio, riducendo i tempi per la dilatazione; diminuisce il rischio di lacerazioni al momento del parto perché l'acqua aiuta la distensione dei tessuti; si riduce l'uso dei farmaci; difatti, se volete partorire in acqua, dimenticatevi l'anestesia epidurale: una cosa esclude l'altra, perché il catetere inserito per somministrare l'analgesico non può essere immerso in acqua. Valutate quindi in anticipo rispetto al parto se preferite un tipo di analgesia farmacologica, oppure se trovate più interessante affidarvi al potere del vostro corpo di generare endorfine, con l'aiuto dell'acqua.

Il parto in acqua è adatto a tutte le donne?
E' adatto a tutte le donne purché la gravidanza e il travaglio siano considerati fisiologici, cioè a basso rischio. Solitamente in ogni struttura, si fa una selezione, sulla base dei seguenti criteri:
-
la gravidanza deve essere fisiologica (cioè non a rischio);
- non deve essere gemellare;
- deve essere a termine (37-41 settimane);
- giusta presentazione cefalica del bimbo;
-  i test sierologici (come hiv) devono risultare negativi (hiv) per la salvaguardia degli operatori;
- non ci devono essere infezioni cutanee e febbre;
-  il travaglio deve essere ben avviato.

Come si svolge il parto in acqua?
La donna entra nella vasca, in genere alta 70 centimentri circa, che è colma di acqua calda. E' libera di muoversi, di stare accovacciata, di alzarsi, di uscire, di rientrare. Insomma, ha piena libertà di movimento, un aspetto considerato fondamentale dai fautori del 'parto dolce'. Inoltre, sopra la vasca, è appesa una "liana" di stoffa, dove la donna può attaccarsi per scegliere la posizione più comoda. La temperatura dell'acqua in travaglio è di 36° C, quando ci si avvicina all'espulsione aumenta a circa 37° C.

Il parto in acqua è più rischioso rispetto a quello normale?
Si temeva un aumento delle infezioni. Un importante studio britannico, che ha messo a confronto 25mila parti in acqua con 25mila parti normali, ha però concluso che non è così. Lo stesso vale per le emorragie e la mortilità del feto. Per quest'ultimo aspetto si raccomanda di tenere la temperatura non oltre i 37° C per periodi di tempo prolungati.

Il futuro papà si sente escluso dal parto in acqua?
No, anzi. I papà sono anche più partecipi e poi se vogliono possono entrare in acqua. Che questo succeda o meno dipende dall'intimità della coppia. A volte è capitato che la donna non volesse nessuno in acqua con lei, la vasca diventava un po' come una tana.
In generale, comunque il partner è più tranquillo nei parti in acqua perché la donna è più tranquilla e serena. Spesso l'uomo non prova quel senso di impotenza che può sentire invece in un parto dove prevale, alcune volte anche in modo violento, la sofferenza e il dolore della donna.

Dunque, se questo può essere il parto più adatto alle tue esigenze, non esitare a scoprire la struttura ospedaliera più vicina a te!

Leggi anche:

- Neo-mamme: i disturbi post parto

- Una gravidanza da Star con le diete di Hollywood