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INVOLTINI...CHE PASSIONE!

Adoro i peperoni in tutte le sue preparazioni! Ricordo il profumo di buono che si espandeva quando mia madre li arrostiva. Nellaria era quasi ora di pranzo. Andavano ripuliti per bene dalla pellicina che si toglieva quasi da sola una volta intiepiditi. La ricetta de I sbiezzi arrustuti è un classico della cucina iblea; quale massaia non li ha mai preparati come succulento contorno estivo? Oggi i peperoni si trovano tutto lanno ma non hanno il sapore delle primizie ovviamente... Abbiamo dovuto aspettare la scoperta dellAmerica prima che questo ortaggio popolasse le nostre tavole...e pensare che prima del pomodoro erano i peperoni a condire la pasta: andavano cotti, spellati e pestati fino a ridurli in poltiglia con olio, aglio e basilico. Le ricette che si possono preparare, con questo re panciuto e carnoso, sono veramente tante. Il peperone si presta ad essere consumato alla griglia, lo si può conservare e degustare in inverno, lo si può farcire e lo si può cuocere anche al forno e poi ancora ...dulcis in fundo... lo si può friggere e di fritti la Sicilia se ne intende; è uno degli ingredienti principali della Ghiotta che è una sorta di caponata a base di peperoni, patate, cipolla, zucchine e melanzane. Li adoro ripieni ed è per questo che vi propongo una ricettina da leccarsi i baffi, una di quelle pietanze che si prepara in non pochissimo tempo ma si mangia in un lampo. Vediamone gli ingredienti e il procedimento. Ingredienti per 6 persone: 6 peperoni rossi o gialli Sale e pepe q.b. Pangrattato Un bel ciuffo di basilico fresco 7 uova Prosciutto crudo Provola affumicata Olio per friggere Procedimento: Lavate con cura i peperoni e poneteli a cuocere a fuoco vivace in una padella senza aggiungere nulla e aspettate che la pellicina si annerisca per bene. Adagiate i peperoni in un contenitore e copriteli con un panno umido, aspettate che si intiepidiscano perché potrete spellarli molto più facilmente. Vi consiglio di munirvi di un tagliere e un coltello per fare questa operazione, vi eviterà di trovarvi pezzetti d pellicina bruciacchiata tra le dita. Eliminate il gambo, tagliateli a metà e ripuliteli dai semi Asciugate le rispettive parti con della carta assorbente, questo eviterà il rilascio dacqua durante la frittura. In una terrina sbattete le uova e aggiustatele con sale e pepe nero, in un altro contenitore ponete il pangrattato e insaporitelo con aglio, sale, pepe e del basilico tritato finemente. Adagiate il peperone prima nelluovo e poi nel pangrattato avendo cura di picchiettarlo con le dita per far aderire bene il pane alla superficie del peperone. ( Ripetete per due volte questa operazione). Una volta ottenute queste cotolette vegetariane ( vi assicuro potete friggerle e mangiarle già così), disponete sopra del prosciutto crudo e della provola affumicata a dadini. Quindi arrotolate il tutto e ripassate di nuovo per due volte nelluovo e nel pangrattato. Non avrete bisogno di stuzzicadenti per tenere fermi gli involtini poiché saranno le vostre mani a compattarli per bene. In una padella mettete abbondante olio e aspettate che di riscaldi per bene, quindi friggete i vostri involtini finché non avranno una crosticina dorata. Prima di servirli poneteli su carta assorbente per eliminare lolio in eccesso. Buon appetito!

Gelo al cantalupo

7Quello che i missionari portarono dallAsia, oggi si rivela un frutto molto versatile e il suo utilizzo in cucina è davvero incredibile! Stiamo parlando del melone Cantalupo dalla polpa succosa, densa e dolcissima. Viene impiegato in una miriade di ricette sia dolci che salate. Si può gustare in insalate insieme a formaggi freschi o nei dolci in una miriade di preparazioni. La ricetta che vi propongo è nata ricordando la gelatina di melone che veniva servita anticamente ( lo è ancora adesso) in Sicilia e in genere accompagnata da fiori di gelsomino profumatissimi e una spolverata di zucchero a velo. Di solito il gelo di anguria viene proposto nel palermitano, mentre dalla parte opposta della nostra Sicilia, soprattutto nel comprensorio ibleo, si affacciano sulle tavole molte altre tipologie di dolci gelatinosi. Troviamo queste delizie morbidissime nelle barocche vetrine delle nostre pasticcerie, un tripudio di colori che sanno di festa, di domenica e di pranzi conviviali con amici e parenti. E allora davanti a quel bancone invitante si scelgono gelatine alla cannella, al latte di mandorle, al limone, al mosto in compagnia di cannoli, cannolicchi, bignè e macallè. Quella che vi propongo oggi è una gelatina realizzata con il melone cantalupo, freschissimo dolce al cucchiaio da servire ai vostri ospiti a fine pasto con una spolverata di zucchero a velo o di candida farina di mandorla. Potrete servirlo nelle coppette, nei bicchieri da champagne dalla bocca larga, per dargli un tocco retrò oppure potrete metterlo in forma e servirlo nei piattini decorando la cupoletta con tocchetti di melone. Ingredienti: mezzo melone Cantalupo 130 g. di zucchero semolato la buccia grattugiata di mezzo limone 100 g. di amido ( o fecola) Zucchero a velo q.b. Procedimento: tagliate mezzo melone, sbucciatelo e ripulitelo dai semi in un frullatore mettete tutti gli ingredienti e frullateli energicamente versate gli ingredienti in una pentola e ponete il tutto a fuoco basso armatevi di pazienza e mescolate con un cucchiaio di legno il composto (ci vorranno circa 15 minuti per terminare la cottura) continuate a mescolare per un paio di minuti anche quando toglierete la crema dal fuoco versatela negli appositi stampi ( se volete servirla come la vedete in foto) che avrete prima bagnato con dellacqua e riponete il dolce in frigo per almeno quattro ore prima di sformarlo! Buona degustazione!

CREME RAPPRESE: CREME IN TAZZA (quarta parte)

La famiglia delle creme in tazza Abbiamo parlato di budini, bavaresi, flan, soufflé. Con la famiglia delle creme in tazza chiudiamo le diverse tipologie di creme rapprese. Le creme in tazza sono delle semplici creme, ben legate e con una certa consistenza. Vengono presentate in formine, come fossero budini, o, appunto, in tazza. Questo tipo di preparazione è decisamente molto antica e presenta un certo fascino, se la vena artistica del cuoco viene lasciata libera. Le creme in tazza possono essere quelle classiche come la crema pasticciera, la crema frangipane, la crema di tapioca oppure dei passati di alcuni frutti, come le castagne. Possono anche essere a base di cereali (cui si accompagnano solitamente canditi), come il riso o, più raramente, il grano cotto. Oggi la forma più diffusa di crema in tazza è la crema catalana, con le sue varianti. Questa è una crema pasticciera alla cannella con una copertura di zucchero che si caramella a fiamma viva, o con apposito strumento, al momento del servizio. Di solito viene servita in formine individuali, a volte la servo anche a portata. La ricetta, alla quale si possono aggiungere mandorle, pistacchi o aromi di  limone, agrumi o frutti rossi, è tipica della Spagna, del Portogallo e delle terre che furono soggette ai tempi, come il Messico, l'Argentina e alcune colonie. Un'altra ricetta molto antica, tipica del Piemonte, è il Montebianco, un passato di castagne cotte in acqua e zucchero, spremute in tazza con una tasca da pasticcere e guarnite di panna montata. Lo scuro delle castagne ricorda la terra, la panna la neve, la forma una montagna: di qui il nome Montebianco. E' da questa crema in tazza che deriva il dolce omonimo. Un discorso particolare lo richiede il "Caffè del Nonno" o "Crema di Caffè". Nell'800, come oggi, faceva molto caldo d'estate e il caffè non si riusciva a gustarlo a dovere. Le donne partenopee si inventarono una lavorazione per ottenere una crema che garantisse il sapore e il piacere del caffè. Una mia versione la trovate nella ricetta Crema di Caffè Se invece amate il cioccolato, una caratteristica crema in tazza, invernale, è la cioccolata calda con panna. La cioccolata liquida viene addensata con fecola, arrow-root o amido di riso e ricoperta da panna montata. Provate la mia ricetta di cioccolata in tazza e non ve ne pentirete.

CREME RAPPRESE: FLAN (terza parte) E SOUFFLÉ

La famiglia dei flan Sono probabilmente tra le forme più antiche di budino, dal momento che ci sono riportate ricette dell'antica Roma di dolci a base di creme con uova, miele e latte, cotte e legate da farina. Tuttavia le ricette più comuni dell'epoca, molto probabilmente di derivazione greca, erano salate e quelle dolci erano un'eccezione. Dal momento che gli alimenti a base di uova erano considerati ricostituenti e assai salutari, le preparazioni ebbero fortuna e si diffusero, durante il Medioevo, in tutta l'Europa, tanto che si ritrovano spesso nei ricettari anche molto antichi, come il De Honesta Voluptate di Platina, datato 1476. Etimologia del nome flan e sue accezioni L'attuale parola Flan viene dal francese antico flaon a sua volta derivato dal latino flado che significa crema. Secondo Alan Davidson, Oxford Food Companion, la medesima radice latina del nome fu usata dell'inglese medioevale dando origine ai termini flaton e flawn.  Oggi, però, a seconda dei paesi, con il termine flan si intendono preparazioni leggermente diverse. In inglese: indica una crostata, probabilmente perché nel Medioevo i flan venivano spesso presentati come patinae, cioè su una base di pasta cotta, chiusa o aperta che fosse, esattamente come le nostre moderne crostate. In spagnolo e portoghese: indica preparazioni come la crème caramel. In italiano: indica preparazioni salate cotte in stampo a bagnomaria, a base di besciamella e con una presenza di uova abbastanza ridotta. Di derivazione francese, sono molto diffusi nei territori che subirono l'influenza della Francia, come il Piemonte. Qui è tipico, ad esempio, il flan di cardi o di topinanbur con bagna càuda e quello di asparagi, accompagnato da fonduta. In generale, quindi, per flan si può anche intendere uno sformato, generalmente di verdure, piuttosto che un vero e proprio dolce. Negli ultimi anni però il flan si è un po allontanato dallo sformato, poiché non prevede quasi più la presenza della besciamella, e la miscela degli ingredienti si realizza nel frullatore, che tende a montare gli ingredienti dando alla fine uno sformato decisamente più morbido e delicato. Non è un caso che tenda un poco a crescere, come un soufflé, anche se per godere di questo aumento di volume andrebbe servito subito, cosa che non sempre succede. La prima ricetta che mi viene in mente e piace moltissimo a tutta la famiglia è il mio flan veloce di broccoli. E aggiungerei un flan di patate e scamorza per poi passare a un gustosissimo flan di parmigiano con porcini e balsamico   Il soufflé Il soufflé ha unorigine ben precisa nella storia della gastronomia, individuabile in Francia nella prima metà del 700. La prima citazione è nei libri del cuoco Vincent de la Chapelle (1690-1745) "le cuisinier moderne". È stato il  cuoco di  Philip Stanhope, conte di Chesterfield, di Guglielmo IV Friso di Orange-Nassau, Giovanni V di Portogallo e di Madame de Pompadour, per la quale creò un dessert da consumare con Luigi XIV, da soli!, "Le Puits d'Amour" (il pozzo d'amore), così ben riuscito che è diventato uno dei simboli della pasticceria francese. Soufflé viene dal verbo francese souffler che significa soffiare, ad indicare la sua caratteristica consistenza gonfia. Inizialmente il termine soufflé era utilizzato per definire un tipo di preparazione resa soffice dalla presenza di albumi montati a neve: Omelette soufflée o Crème soufflée. Con il tempo, attraverso una normale trasformazione linguistica, il termine da participio passato diventa sostantivo e assume un significato più ampio acquisendo nella preparazione altri ingredienti oltre alle uova: riso, carni, formaggi. Arriva non solo sulle tavole dei nobili, ma anche dei borghesi, come prima portata, antipasto, piatto di mezzo e come dessert, in innumerevoli versioni con gli ingredienti più disparati. La tecnica viene perfezionata dal grandissimo cuoco Antonin Carême e, da allora, è la croce di ogni cuoco e la delizia di ogni buongustaio. Ma in pratica è un flan a cui vengono aggiunti degli albumi montati a neve, molti albumi. Poiché la tecnica è assai complessa e le ricette numerose, saranno oggetto di un successivo post. La prima ricetta sarà quella di Pellegrino Artusi: frittata a sgonfiotto!

CREME RAPPRESE: BAVARESI (seconda parte)

Nel precedente articolo ho parlato della crème caramel, dolce che dagli anni 50 tempesta i ristoranti!, senza parlare della sua storia. La ricetta, come noi la conosciamo, è di origine francese: all'inizio veniva chiamato "les ufs au lait". Nei paesi di lingua spagnola viene chiamato flan, come in Sicilia, e così negli U.S.A. poiché lo si ritiene di origine latino-americano. Molto diffuso in Giappone, dove viene venduto preconfezionato con varie aromatizzazioni, e in Vietnam (introdotto durante la dominazione francese), viene consumato anche nelle Filippine come Leche Flan. Chiamatelo come volete, dite pure che è un dolce inflazionato: ma è sempre buono!   La famiglia dei bavaresi Nei budini che derivano dalla famiglia dei bavaresi la base è costituita da crema inglese: si porta ad ebollizione il latte con lo zucchero e vi si scioglie la colla di pesce precedentemente ammollata, cioè ammorbidita. Si sbattono i tuorli e gli altri ingredienti, incorporando da ultimo il latte zuccherato. Quindi si mette in casseruola il composto e lo si cuoce senza far bollire, mescolando a lungo. Una volta cotto si lascia intiepidire mescolando di tanto in tanto, quindi si versa in uno stampo imburrato e si pone in frigo per ore, sino a che sia completamente freddo e ben rappreso. La preparazione segue le stagioni e vede l'aggiunta, a seconda di quanto è disponibile, di ingredienti diversi: frutta fresca o candita, confettura o marmellata, cioccolato o aromi diversi dalla vaniglia, caffè e così via. A questa famiglia appartengono bavarese, panna cotta e i budini casalinghi, inclusi quelli che si comprano in preparati liofilizzati in busta. Questi ultimi permettono di preparare budini in gusti semplici quali vaniglia o cacao. Tuttavia il gusto resta non paragonabile a quello del dolce fresco.   Origine della bavarese e del bavarese Va notato che comunemente si definisce il dessert al femminile: la bavarese. Tuttavia il termine corretto è al maschile, in quanto deriva dal termine francese bavarois e perché sottintende la parola budino: budino bavarese. Il bavarese vero e proprio è, però, una bevanda tipica della Francia e di là diffusa in tutte le zone d'oltralpe. È un mangia-e-bevi, solitamente caldo, composto di tè, latte e liquore. Si ritiene che sia stato introdotto verso i primi del Settecento dai cuochi francesi al servizio dei Wittelsbach, casa regnante di Baviera. Dalla casa regnante la preparazione prese il nome. Procopio Coltelli contribuì a lanciarla a Parigi, grazie al famosissimo Cafè Procope, nato nel 1686. Dalla bevanda si origina, all'inizio dell'Ottocento, il dolce che conosciamo oggi e che venne chiamato bavarois o addirittura formaggio bavarese, poiché l'aspetto ricordava il formaggio fresco.   Sono molte, anzi moltissime,  le ricette di budini bavaresi in Italia, dal bodino Savoia,  alla baverese al pistacchio, ma forse la più  diffusa è la panna cotta. Semplicissima e buonissima: e, per di più essendo bianca, lascia spazio alla fantasia personale per la decorazione. Io vi lascio due mie semplicissime ricette: il budino bavarese alla vaniglia e la panna cotta. E, massì, anche la panna cotta al cacao   [av_gallery ids='5673,10622,10625' style='thumbnails' preview_size='portfolio' crop_big_preview_thumbnail='avia-gallery-big-crop-thumb' thumb_size='portfolio' columns='3' imagelink='lightbox' lazyload='avia_lazyload' av_uid='av-njzx2f' custom_class='' admin_preview_bg='']   Non bisogna confondere però il budino bavarese con la crema bavarese: il primo lo vedete nelle foto, la seconda è una preparazione di base della pasticceria e fa parte delle mousse e dei semifreddi. Sarà oggetto di un prossimo articolo!  

CRÈMES PRISES E BUDINI (prima parte)

Cosa sono? Di cosa vi parlerò? È un termine tecnico che raggruppa tutte quelle creme, dolci o salate che siano, che si rapprendono dopo una cottura senza l'aggiunta di un addensante. Sto parlando della crème caramel, della crème brulée, di budini e di flan vari. Non esiste una storia ben precisa: si sa che queste creme esistevano sin dai tempi degli antichi greci. Furono poi sviluppate con diverse aromatizzazioni dai romani e si sono trasferite anche al periodo del medioevo che, con l'avvento dello zucchero, ne presero una caratteristica di dolce. Queste preparazioni cadono nella grande famiglia dei budini. Dapprima l'etimologia! Budino, deriva dal latino butellus diminutivo di botulus, nel senso di interiora,  quelle che venivano riempite di carne per la conservazione in fermentazione. Queste 'salsicce' (o sanguinacci) venivano riposte in dispensa a rocchi, cioè arrotolate come una gomena.   [caption id="attachment_10576" align="aligncenter" width="487"] Budini arrotolati o rocchi di budini[/caption] I primi stampi utilizzati per il dolce avevano il buco al centro e una volta sformati ricordavano, appunto  i budini a rocchi. In francese diventa boudin (il loro sanguinaccio), in inglese arcaico putog e poten oggi pudding (Canada francese pouding). Si dividono per la tecnica usata in 4 grandi classi: creme rapprese (propriamente dette), bavaresi, flan e creme in tazza. L'articolo diventerebbe troppo lungo e, se vogliamo, inutilmente tedioso. Ho preferito dividerlo in 4 parti, una per classe.   La famiglia delle creme rapprese Nei budini che derivano dalla famiglia delle crèmes prises (creme rapprese) si sbattono insieme, e a freddo, uova, latte, zucchero, ed eventuali altri ingredienti e/o aromi quali amaretti, rum, cacao, vaniglia, riso, semolino e quant'altro.  Si travasa il composto di latte e uova nello stampo e si cuoce a bagnomaria sino a che si sia, appunto, rappreso. Si lascia quindi raffreddare, dal momento che il dolce si gusta rigorosamente freddo. A questa famiglia appartengono, ad esempio, la crème renversée au caramel (detta erroneamente in italiano crème caramel), il bônet (dolce tipico piemontese al cacao e amaretti), la crema rovesciata, il budino di riso e le loro variazioni sul tema. Per aggiungere il caramello, si pone sul fuoco lo stampo in cui il budino andrà cotto, vi si versa dentro dello zucchero e lo si fa caramellare coprendo fondo e pareti. Di queste creme esistono anche versioni salate come il tartrà (budino salato piemontese, accompagnamento alla bagna cauda), di chiara origine medioevale. Continuo a leggere su internet che è un piatto povero: assolutamente no! Per prima cosa bisognava avere una cucina col forno, le uova fresche e il latte venivano normalmente venduti al mercato, non consumati in famiglia! Mi soffermo sulla preparazione di due piatti e un apparecchio legante: la crème renversée caramelisée (crème caramel in Italia), il tartrà piemontese (flan in Sicilia) e la crema per la quiche lorraine. Il primo è un dolce assai conosciuto, il secondo, invece, è poco conosciuto, mentre la quiche lorraine lo è abbastanza.   La crème renversée au caramel [caption id="attachment_10583" align="aligncenter" width="300"] Crème renversée au caramel[/caption] Vi lascio la mia ricetta di crème caramel con alcuni consigli che valgono per tutte le creme e apparecchi: Il composto Mescolante latte e uova con una frusta, si sviluppano delle bolle d'aria e una schiuma di 'proteine'. È importante lasciar sfogare le bolle per una decina  di minuti (o più) e quindi schiumare il tutto. Altrimenti avrete (come in foto) delle bolle laterali: io non ho aspettato abbastanza! La cottura Al contrario di quanto si pensi più la temperatura è bassa, meglio riesce il budino. Per farlo si utilizza la cottura a bagnomaria in forno. Il motivo è che il composto non deve superare gli 85° al cuore (altrimenti... frittata!). Scaldare il forno a 140°. Su una teglia alta, appoggiare due o tre strati di carta da cucina (non da forno!) e inumidirli. Sopra mettere gli stampini o lo stampo e versarci il composto. Poi dell'acqua fredda (non calda o tiepida!) nella teglia fino a mezza altezza, o poco più, dello stampo: questa operazione può anche essere fatta alla bocca del forno se avete paura di rovesciarla. Chiudere in forno e aspettare da 45 minuti a due ore, a seconda degli stampi utilizzati. Per controllarne se il budino è pronto, potete scuotere la teglia o controllare infilandoci un coltellino. Il raffreddamento Se avete l'abbattitore, metteteci il budino. Altrimenti lasciatelo mezz'ora circa a temperatura ambiente poi in frigo per 5-6 ore. La fase di raffreddamento è molto importante! Col freddo il budino perde volume ed è solo così che riuscirete a sformarlo. Durante il tempo di raffreddamento gli aromi inseriti si sviluppano e si legano ai grassi della panna e delle uova. Il servizio Il crème caramel non richiede decorazioni o guarnizioni: non mettete ciuffetti di panna montato o frutta, lo rovinereste. Personalmente lo amo accompagnato semplicemente da lingue di gatto: danno il croccante e aiutano a raccogliere il caramello rimasto...   Il tartrà e il flan siciliano [caption id="attachment_10591" align="aligncenter" width="300"] Tartrà piemontese[/caption] Un piatto che esiste in due cucine regionali aristocratiche: quella piemontese, il tartrà, come accompagnamento della bagna cauda e servito in stampini, quella siciliana, il flan, servito come antipasto o prima portata, servito in stampo a ciambella con accompagnamento di funghi e fonduta di formaggio.   [caption id="attachment_10581" align="aligncenter" width="300"] Flan siciliano[/caption] Le due ricette si differenziano negli ingredienti, quella piemontese uova, latte e noce moscata (tanta), quella siciliana in più burro aromatizzato, pancetta e parmigiano. Il motivo è presto detto: avete presente la bagna cauda? Latte e uova smorzano l'aglio! aglio che comunque copre tutti gli altri sapori.   La quiche lorraine [caption id="attachment_10593" align="aligncenter" width="300"] Quiche lorraine[/caption] Un involucro di pasta brisée riempito con apparecchio legante dadini di pancetta e formaggio: questa è la quiche lorraine. Il formaggio da usare è il beaufort o il comté: se si usa il gruyère diventa una quiche alsacienne... Visto che sono formaggi che si trovano raramente in Italia, vi consiglio il Montasio. Adesso vi lascio alla mia ricetta di quiche lorraine.    

PASQUA 2019

Una Pasqua leggermente sotto tono. I figlioli, ormai grandi, hanno preferito passarla con i loro amici andando a Madrid e Santa Margherita Ligure. Con un giro di telefonate abbiamo scoperto che qualcuno sarebbe rimasto a Milano. L'invito è stato fatto per la sera con la promessa di un pranzo rilassato! Bene! Così mi posso dedicare un po'  alla cucina semplice, ma comunque di effetto. Sono riuscito a trovare dal mio macellaio di fiducia due cosciotti di agnello "prés salés". È una carne con un gusto particolare, senza quel forte sapore dell'abbacchio romano, per capirci. Con la parola francese "prés salés" (prati salati), o "schorre" (di derivazione olandese 'shor'). si intendono quei terreni ai bordi del mare, che vengono bagnati solo nei momenti di alta marea. Evidentemente parliamo principalmente dell'Oceano Atlantico, che ha quelle forti differenze tra alta e bassa marea. In quelle zone si sviluppa una flora particolare, formata prevalentemente da piante alofile, ossia piante che si abituano alla salinità dell'acqua, come l'artemisia, la salsola, lo statice o limonio,  e la salicornia (detta asparago di mare) - che a me piace molto in insalata! Questa dieta particolare conferisce alle carni dell'agnello e della pecora una particolare delicatezza di sapori e profumi.   Le Mont Saint-Michel Le carni più apprezzate sono quelle AOP (in Italia DOP) francesi della baia della Somme (Picardia) e del Mont-Saint-Michel (Normandia); ma se ne trovano in provenienza dalla Scozia, Germania, Finlandia e Olanda, ma quasi mai dal Connecticut. In Italia, si stanno tentando degli allevamenti nelle zone accanto alle lagune salmastre venete. Se vi capita, acquistatene un cosciotto o delle semplici costolette, non ve ne pentirete! E, quindi, dopo il solito aperitivo (Martini o Negroni che sia...) 'guarnito' da qualche fettina di salame e pezzetto di grana, dai miei tramezzini all'ungherese, chips, formaggio al cren e qualche oliva, siamo passati subito al secondo.   Seconda Portata: COSCIOTTI DI AGNELLO PRÉS SALÉS AL FORNO CON PATATE     Per pigrizia, li ho fatti disossare dal mio macellaio con la raccomandazione di lasciare l'ultima parte dell'osso e li ho cotti al forno, temperatura al cuore 68°, ben coperti in modo che la carne si mantenesse succosa e appena appena rosata. Col fondo di cottura, ho preparato una demi-glace, per accompagnare, e delle patate al forno. Sapendo, però, che alcuni non amavano l'agnello, ho preparato - è un must pasquale in casa nostra - delle uova farcite, coperte da un velo di mayonnaise e guarnite con capperini dissalati.   Dopo l'effetto locusta... siamo passati, con calma però, al dolce.   Dessert: COLOMBA PASQUALE CON CHIBOUST ALL'ARANCIA     La colomba pasquale non deve mai mancare in casa nostra: desiderio sempre espresso da Daniela (condito da un: ma perché quelle uova non le facciamo anche in altri momenti? che sono così buone!). Sarebbe un po' come non festeggiare la Pasqua. Ho tentato varie volte di procacciarmi dei dolci messinesi, ma non hanno destato interesse. E Colomba sia! Però, mi sono detto, quest'anno la voglio buona, ma proprio buona! L'abbiamo presa alla pasticceria Martesana   che vi consiglio caldamente. Il Maestro AMPI Vincenzo Santoro gestisce in maniera egregia il laboratorio che sforma anche dei fantastici cioccolatini (e a Natale vorrei provare il Panettone!). Stufo delle solite creme e sapendo della qualità dei canditi, ho voluto accompagnare questa 'Signora' Colomba con una crema Chiboust all'arancia che mi è, oltretutto, particolarmente ben riuscita: sarà perché ho usato le arance del mio terrazzo?     Colomba, crema all'arancia... e dello zibibbo siciliano (almeno quello) ci hanno fatto terminare in maniera decisamente piacevole la serata.  

ONOMASTICO E COMPLEANNO

Nella Bibbia sono raccontate due feste di compleanno: quella del faraone e quella di Erode. Questultimo, alla fine della sua danza, dona a Salomé la testa di Giovanni Battista. Forse per questo motivo, il compleanno concepito come rito religioso pagano fu rifiutato dai primi cristiani. Nel medioevo, il cristiano vedeva nel battesimo una 'rinascita' e nelle feste dei santi il ricordo della loro 'nascita' alla 'vera vita'. Non c'era posto per una celebrazione religiosa della ricorrenza della nascita. Questo, però, è pura teologia. Fatto è che ben poche persone conoscevano la data del giorno e l'anno: era un numero e bisognava leggerlo. Non c'era ancora un'anagrafe civile (prodotto post rivoluzione francese) e poche persone sapevano il giorno di nascita; in quella religiosa, invece, era segnato il giorno del battesimo. Battesimo che, fino a poco tempo fa, doveva essere celebrato  entro l'ottavo giorno dopo la nascita. In effetti, se ricordate i vostri studi, Dante parla di limbo, quella zona pre-infernale dove vanno i non-battezzati; e una volta la mortalità infantile era assai alta. Le ricorrenze religiose, invece, venivano ricordate dagli officianti e dalla maggior parte della gente. La festa del santo omonimo era quindi da preferirsi ed è anche il motivo per cui molti nomi adespoti non venivano accettati dalla chiesa cattolica, benché accettati dalla riforma protestante, e considerati alla stregua di soprannomi. E quindi, per ricordare bene la data della nascita, era uso dare al neonato il nome del Santo del giorno: ad esempio, quanti Pasquale o Natale conoscete? In Mesopotamia e in Egitto,  invece, veniva registrata la data e l'ora di nascita: serviva agli astrologi per calcolare l'oroscopo! Comunque venivano festeggiati solo gli alti funzionari, il Re o il Faraone, come d'altronde fecero anche i Romani e i Persiani. Marco Polo scoprì che la corte festeggiava solennemente la nascita del Kublai Khan (23 settembre 1215 - 18 febbraio 1294). Ne descrisse la festa con molti dettagli e, soprattutto, con molto stupore: segno che era una ricorrenza fuori dai soliti canoni. Pur tuttavia, la cosa più interessante è che la festa di compleanno, così come la conosciamo oggi, è assai recente. L'invenzione viene attribuita ad un certo Goethe. Goethe? Già! proprio lui! Johann Wolfgang Goethe (immagine iniziale G. a Taormina - quale altra scegliere?) nacque il 28 agosto 1749 a Francoforte sul Meno, al dodicesimo rintocco del mezzogiorno, come ci racconta lui stesso, sotto una congiunzione astrale favorevole. Teneva moltissimo a tale ricorrenza, occasione di bilanci e previsioni, auguri e regalini di parenti e amici. Piccoli dolci lievitati, vari bretzel e altra pasticceria lo allietavano, fino a quando, nel 1802, il giorno del suo 53° compleanno decise per una torta speciale, di compleanno appunto. Non sappiamo quale fosse, le cronache non lo riportano, ma da quel giorno la festa di compleanno comincia a prendere forma. La torta o il dolce è sempre stato considerato, fin dai tempi dei Sumeri, un cibo speciale, particolarmente sofisticato e paragonato al nutrimento degli dei. Per la festa della dea della caccia Artemide (Diana per i Latini), in Grecia si usava offrirle dei dolci tondi con dei lumini sopra a imitazione della luna. E, per l'appunto, vennero aggiunte al dolce di compleanno le candeline. La festa si tramuta in kinderfest, festa del bambino, che riceveva il dolce la mattina con tante candeline quanti gli anni che compiva, più una: la luce della vita! Rimanevano accese durante tutto il giorno e cambiate quando si consumavano. Un po' dopo, durante la Grande Guerra, si prese l'abitudine di esprimere un desiderio e spegnere con un soffio le candeline. Ad imitazione degli antichi greci che credevano che il fumo, generato dal soffio,  trasportasse le preghiere agli dei! (ma non sarà stato per risparmiare?) Chiudo questo paragrafo con una battuta di Bob Hope (29 maggio 1903, 27 luglio 2003): Capisci che stai invecchiando quando le candeline costano più della torta. E la canzoncina? Facciamo un passo indietro. La prima persona che pretese fosse cantata una canzone proprio per il suo compleanno fu Luigi di Francia: volle il Te Deum. Era il 1605 e la sobria festicciola si ripeté negli anni successivi. Addirittura nel 1611, Luigi XIII, sovrano da meno di un anno,  si rifiutò di studiare perché era il suo compleanno! Giorno di festa e di riposo! Mildred e Patty Hill, due sorelle insegnanti di una scuola nel Kentucky, composero nel 1893 la canzoncina "Good Morning to All" da cantare all'ingresso in aula. In poco tempo guadagnò popolarità e si trasformò nella ben nota "Happy Birthday To You". I diritti d'autore, molto controversi, sono scaduti martedì 22 settembre 2015: il giudice federale stabilì che la canzone è di domino pubblico e può essere usata da tutti! E  la Warner Chappell Music  salutò i due milioni di dollari annui di royalties. Oggi, siamo più portati a festeggiare il compleanno, perché una data è di facile memoria. Poi ce lo ricorda a volte l'agenda elettronica, ma quasi sempre Mark Zuckerberg! E dopo questo racconto di alcune piccole cose su onomastici e compleanni, vi propongo una scelta casuale di torte e dolci che potete chiedere (o pretendere -fate voi): [av_slideshow size='medium' animation='fade' conditional_play='' autoplay='true' interval='3' control_layout='av-control-minimal av-control-minimal-dark' av_uid='av-lr8dd1' custom_class=''] [av_slide id='7588' av_uid='av-laob11'][/av_slide] [av_slide id='6881' av_uid='av-izjjtx'][/av_slide] [av_slide id='6743' av_uid='av-i5jqdh'][/av_slide] [av_slide id='6430' av_uid='av-g6xxqt'][/av_slide] [av_slide id='5111' av_uid='av-dvuok5'][/av_slide] [av_slide id='5082' av_uid='av-cuhqcl'][/av_slide] [av_slide id='5039' av_uid='av-awr89h'][/av_slide] [av_slide id='4914' av_uid='av-96zpyt'][/av_slide] [av_slide id='4911' av_uid='av-74xtqt'][/av_slide] [av_slide id='4885' av_uid='av-6iwsd1'][/av_slide] [av_slide id='4786' av_uid='av-4upv3p'][/av_slide] [av_slide id='4718' av_uid='av-311bn9'][/av_slide] [/av_slideshow]   Chiudo con una massima che non so di chi sia, ma la diceva spesso un caro amico di mio padre Eremberto Morozzo: Un gentiluomo è un uomo che ricorda il compleanno di una signora, ma dimentica l'anno di nascita.  

EVENTO FASHION WEEK

Mi hanno chiesto di partecipare ad un evento a Milano durante la fashion week (la settimana della moda). Non ho capito molto bene in che cosa consistesse la mia partecipazione. Comunque, visto che era dalle 16 alle 20, ho pensato che portare degli stuzzichini potesse essere in linea con l'evento. Due erano gli sponsor dell'evento: il salumificio Colombo, produce vari tipi di salumi freschi, stagionati e cotti, e la Urbani Tartufi , tartufi e lavorati al tartufo, tra cui dei cioccolatini. [caption id="attachment_10507" align="aligncenter" width="300"] Berengario Stagno dAlcontres e gli studenti dello Iulm in visita alla Hyper Room[/caption] Mi sono dato da fare per preparare alcune mie ricette che avevano incontrato molto consenso: frollini al pesto, rotolino salato al pomodoro, tramezzini ungheresi. (il salame ungherese era fornito dallo sponsor Colombo). Ho studiato appositamente una nuova ricetta a base di tartufo per l'altro sponsor: baci di dama al tartufo. [caption id="attachment_10505" align="aligncenter" width="300"] Affaccendato a preparare stuzzichini[/caption] I baci di dama sono dei piccoli biscotti accoppiati e uniti da una crema al cioccolato. Due ipotesi sono state fatte sulla loro origine. Una leggenda narra infatti che in una bella giornata del 1852, Re Vittorio Emanuele II chiese ai cuochi di corte di assaggiare un nuovo dolce dal sapore e dalla forma diversa dal solito. I cuochi reali si misero al lavoro tra farina, zucchero, uova e cioccolato e poco dopo sfornarono, per la gioia del sovrano, gli ormai celebri baci di dama. Il manicaretto ottenuta lapprovazione del sovrano, fu da allora servito sulle tavole reali del resto dItalia e dEuropa. Un'altra storia dice che sono originari di Tortona, comune piemontese in provincia di Alessandria, e sono composti da due parti di pasta tenute insieme dal cioccolato. I due biscotti tondi che così si uniscono sembrano romanticamente baciarsi, uniti nell'abbraccio da una goccia di cioccolato fondente. Da questo deriverebbe il piacevole nome del biscotto piemontese. Altre interpretazioni suggeriscono invece che il nome derivi dal fatto che la sua forma assomigli alle labbra di una fanciulla intenta a dare un bacio: da qui appunto bacio di dama. Originariamente prodotti con le nocciole piemontesi, più facili da reperire e meno costose delle mandorle. Sarà infatti il cavalier Stefano Vercesi sul finire del 1810 a modificare la ricetta sostituendo le nocciole con le mandorle e brevettando i "baci dorati". Presentati alla fiera internazionale di Milano nel 1906 vincono la medaglia d'oro, massimo riconoscimento di pasticceria del tempo. Oggi giorno diverse sono le varianti di questa celebre ricetta. La più nota è senza dubbio quella di Alassio, chiamati appunto i Baci di Alassio, in cui si aggiunge cacao e miele ai biscotti. Questa variante ebbe un tale successo che fu brevettata nel 1919 dal suo creatore Pasquale Balzola. Ancora oggi sono prodotti secondo l'antica ricetta originale di Balzola e di suo figlio Rinaldo (pasticciere personale del re d'Italia Vittorio Emanuele III dal 1932 al 1938) e giungendo ai giorni nostri. Comunque siete padroni di credere a una o all'altra storia oppure, perché no?, a tutte due. Dal mio canto, invece, ho preso la ricetta originale e lo tramutata in versione salata. I miei baci di dama al tartufo estivo hanno avuto un particolare successo: sono praticamente spariti in men che non si dica! [caption id="attachment_10510" align="aligncenter" width="300"] Prima prova per i Baci di Dama[/caption]

Ricette più condivise


Insalata russa

L'insalata russa è un piatto freddo e forse è l'antipasto di Natale più diffuso. Preparata in molti modi, l'insalata russa ha come base verdure e maionese, a cui possiamo aggiungere a nostro piacere uova sode, tonno, prosciutto, gamberi ecc. Ecco la mia versione! Ingredienti 3 patate (500 g circa) 4 carote di media grandezza 200 g di piselli 200 g di fagiolini 3 uova sode 50 g di cetriolini sott'aceto 400 g di maionese sale   Preparazione 1. Lavare le carote e le patate, sbucciarle e tagliarle a dadini. Cuocerle separatamente in acqua bollente salata o al vapore, scolarle ancora croccanti.   2. Lavare i fagiolini e tagliarli a tocchetti, lessarli per qualche minuto in acqua bollente salata, scolare  e far raffreddare. 3. Cuocere nello stesso modo anche i piselli. Mettere tutte le verdure in una ciotola e quando saranno fredde, aggiungere a cucchiaiate la maionese e i cetriolini. 4. Mescolare delicatamente e se necessario aggiungere un pizzico di sale. 5. Foderare con un foglio di pellicola uno stampo o una ciotola e versarci la maionese. Lasciare in frigo a raffreddare per almeno un'ora. 6. Capovolgere su un piatto da portata e decorare con uova sode, cetriolini e qualche ciuffetto di maionese.   Se ti piacciono le mie ricette e vuoi seguire il mio blog vieni a trovarmi sulla mia fan page di facebook. Clicca mi piace e ogni giorno puoi essere aggiornato sulle ultime ricette e per chiedere qualsiasi chiarimento. Ricette che ti potrebbero interessare:  - Bruschette con crema di melanzane e robiola - Polpette di merluzzo - Sformatini di alici e patate -

Pastiera Napoletana Ricetta Antica

Sull'origine della Pastiera esiste un'antica leggenda narrata da Francesco Stocchetti nei suoi "Acquerelli Napoletani" Si narra che la Sirena Partenope, incantata dalla bellezza del golfo disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la sirena emergeva dalle acque per salutare il popolo felice del golfo, allietandolo con canti d'amore. Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti rimasero affascinati ed incantati che accorsero verso il mare . Per ringraziarla decisero di offrirle il bene più prezioso che avessero.  Furono incaricate le sette fanciulle più belle a consegnare i doni alla bella Partenope: la farina, la ricotta, le uova, il grano, l'acqua di fiori d'arancio, le spezie ed infine lo zucchero. Partenope felice per i tanti doni, si inabissò e depose i doni ricevuti ai piedi degli Dei, questi inebriati anch'essi dal soave canto, riunirono e mescolarono tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera, che superava ahimè in dolcezza il canto della Sirena. Ancora oggi, preparare la pastiera in occasione della Pasqua è un rito che on ogni casa si ripete tutti gli anni.   Ingredienti Per la pasta frolla 500 g di farina 200 g di strutto o burro 200 g di zucchero 3 uova intere Per il ripieno: 700 g di ricotta 600 g di zucchero 5 uova intere e 2 tuorli 700 g di grano precotto 150 g di latte 30 g di strutto o burro buccia di limone un pizzico di cannella 100 g di cedro candito acqua di fiori d'arancio a proprio gusto   Preparazione Preparate la pasta frolla incorporando la farina con lo strutto o il burro morbido a piccoli pezzi, aggiungete zucchero e uova ed impastate velocemente senza lavorarla troppo. Formate una palla e lasciatela riposare in frigo per mezz'ora almeno. Cuocete il grano con il latte e lo strutto (o burro) con una buccia di limone, mescolando di tanto in tanto fino ad ottenere una densa crema, ci vorranno circa 10 minuti; lasciatelo raffreddare. Intanto a parte frullate la ricotta con lo zucchero, aggiungete le uova ed i tuorli uno alla volta, la vaniglia, la cannella, la buccia grattata di un limone, il cedro tagliato a dadini, l'acqua di fiori d'arancio ed il grano ormai freddo, dopo aver eliminato la buccia di limone. Foderate una teglia del diametro di 30 cm con 2/3 della pasta frolla, versate il composto e decorate la superficie con strisce ottenute dalla restante pasta frolla, disponendole a griglia. Cuocete in forno a calore moderato, 165 - 170 °C per almeno mezz'ora o fino a quando la pastiera assuma un bel colore dorato e sia ben cotta all'interno. Lasciate raffreddare la pastiera nel forno spento in modo che si asciughi ancora un po'. Servite la Pastiera Napoletana spolverizzata con zucchero a velo.  

Panini napoletani con salsiccia e friarielli

I panini napoletani sono dei rustici di pasta lievitata molto simili al tortano, ripieni quindi di salumi, uova sode, formaggi e di ogni bontà. La pasta dopo la prima lievitazione viene stesa e ricoperta con tutti gli ingredienti, poi arrotolata e tagliata a fette piuttosto spesse. E' un panino per "duri" e quindi le sue dimensioni devono essere all'altezza! ^_^ Oggi vi propongo una versione semplice e gustosissima di questi panini, farciti con salsiccia e friarielli. I friarielli a Napoli sono le infiorescenze, le parti più tenere delle cime di rapa, quelli che a Roma chiamano broccoletti. Non conosco la ricetta tradizionale della pasta lievitata dei panini, qualcuno sostiene che sia la pasta del pane, qualcun'altro la pasta della pizza... comunque io uso l'impasto della pizza del maestro Antonino Esposito e vi assicuro sono una squisitezza! Ingredienti Per  la pasta lievitata: 500 g di farina per pizza 300 g di acqua circa oppure 3 g di lievito di birra +40 g di pasta di riporto 1 cucchiaio di strutto o di olio extra vergine 10 g di sale fino Se avete il lievito madre, potete sostituire il lievito di birra e la pasta di riporto con circa 150 g di lievito madre rinfrescato Per le salsicce e friarielli: 400 g di friarielli o cime di rapa pulite 200 g di salsiccia olio extra vergine uno spicchio d'aglio peperoncino a piacere sale Inoltre 150 g di formaggio tipo scamorza, va benissimo se preferite anche quella affumicata. Preparazione 1. La prima cosa da fare è preparare la pasta per la pizza, cliccare qui, per la preparazione. Vi consiglio di preparare limpasto anche il giorno prima e di tenerlo in frigo a lievitare. Il giorno dopo, basterà prendere la pasta e tenerla per 3-4 ore a temperatura ambiente, prima di stenderla.   2. Intanto pulire i friarielli eliminando le foglie più grandi e i gambi troppo lunghi, lavarli più volte in acqua fresca e lasciarli scolare. Versare in una casseruola abbondante olio, aggiungere lo spicchio d'aglio e il peperoncino, appena comincerà a sfrigolare aggiungere i friarielli, avendo cura di coprire subito, per evitare schizzi dell'olio bollente. Cuocere per una decina di minuti, salare e terminare la cottura senza coperchio, così da permettere all'acqua di cottura di evaporare. Mettere in una ciotola, eliminar lo spicchio d'aglio e far intiepidire. 3. Stendere la pasta lievitata su un piano leggermente infarinato e distribuire su tutta la superfice i friarielli, la salsiccia sbriciolata e la scamorza a pezzettoni. 4. Arrotolare e tagliare a fette, scegliete voi lo spessore, considerate che dovranno risultare dei bei panini. 5. Appoggiarli su una teglia rivestita di carta forno e far lievitare per un'oretta ancora. 6. Trascorso il tempo, spennellateli con una miscela di acqua e olio in parti uguali e cuocere in forno preriscaldato a 200°C per 20 minuti circa. Fino a quando si saranno ben dorati in superficie. Buon Appetito!... e vi aspetto su Cucina Blues ^_^ Ricette che ti potrebbero interessare: Casatiello  e Tortano - Pizza di cicoria - Girelle di pizza con verdure grigliate

Risotto fave, pecorino e salame

Euforica e tutta presa dall'atmosfera primaverile, sento che nelle mie corde c'è un bel risotto con le fave, quindi faccio spesa con il proposito di prepararlo per Pasquetta e, sprizzando gioia da tutti i pori, faccio partecipe mio marito del progetto. Se non che, a Pasqua, la mia mamma ci invita a tornare a pranzo da lei anche il giorno successivo, volendoci ripropinare gli avanzi delle lasagne (a dire il vero ottime). Mio marito non sta nella pelle ed accetta immediatamente l'invito...EEEEEEHHHHHHH? Io: "Ma come? ma non eravamo d'accordo per il risotto?" Lui: "Ma se ti ho detto mille volte che non mi piacciono i baccelli" Io: "EEEEEHHHHH? E ORA CHI LI MANGIA? NON PIACCIONO NEPPURE A ME!!!" Se non son grulli...ormai la spesa e fatta ed il risotto s'ha da fare, qualcuno lo mangerà! INGREDIENTI (per 4 persone...io però ne ho preparata una porzione sola vista la passione per i baccelli) 300 gr di riso 500 gr di fave già sgusciate 200 gr di pecorino 100 gr di salamino ben stagionato tagliato a rondelle 2 scalogni (ma solo per darsi un po' d'importanza, altrimenti va bene anche la cipolla ;-)) Sale Acqua o brodo di verdura quanto basta per cuocere il riso   PROCEDIMENTO Sbucciate le fave, fatele sbollentare in un pentolino con dell'acqua per tre minuti, così sarà più semplice decorticarle. Ecco, giusto per non farsi mancare niente, procediamo con questo lavoro certosino e decortichiamo le fave. Fate stufare uno scalogno e cuoceteci le fave decorticate per circa 10 minuti, dopodiché toglietele dal fuoco e passatele al mixer per farne una purea. Fate stufare l'altro scalogno, aggiungete il riso e fatelo tostare per 5 minuti, poi aggiungete la purea di fave e continuate a cuocere aggiungendo acqua o brodo di verdura a bollore finché non sarà cotto. A fine cottura unite il salame (io ho usato un salamino stagionato tagliato a rondelle, divise in quarti...troppo pignola?) e mantecate con il pecorino grattugiato. Impiattate e date un'ulteriore grattugiata di pecorino. Gente, vi dirò, alla fine l'abbiamo mangiato...non era male davvero!

I nocetti...i biscotti con le noci

I biscotti del maestro Montersino..mooolto buoni!! sono ideali a partire dal mattino a colazione..poi per lo spuntino...poi un chicca a fine pasto col caffè...poi a merenda con un tè...la sera dopo cena...ecc...ecc...insomma!...l'unica pecca di questo biscotto è che ne mangi uno dietro l'altro!!! LA RICETTA  E IL PROCEDIMENTO : http://www.peccatidigola.tv/ricette/biscotti-cacao-noci/   Non c'è da aggiungere altro alla spiegazione del maestro se non la quantità!...Io ho fatto metà dose e ne sono venuti abbastanza,circa 60 biscotti del diametro di circa 4 cm Riepilogo ingredienti: PER LA FROLLA BIANCA: Burro 440 g Zucchero a velo 280 g Tuorli 65 g Farina 180 W 625 g Fecola di patate 125 g Sale 1,5 g Vaniglia Bourbon in bacche 1 g PER LA PASTA FROLLA AL CACAO E NOCI: Burro 440 g Zucchero a velo 280 g Tuorli 85 g Farina 180 W 625 g Fecola di patate 100 g Cacao amaro in polvere 40 g Sale 1,5 g Vaniglia 1 g Noci sgusciate 350 g Vi metto di seguito il procedimento che troverete nel link riportato sopra:   Passo 1 Per la pasta frolla bianca Lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero a velo, il sale e la vaniglia. Unite gradualmente prima i tuorli e poi la farina setacciata con la fecola di patate. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigorifero per almeno 1 ora. Passo 2 Per la pasta frolla al cacao e noci lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero a velo, il sale e la vaniglia. Unite poco alla volta i tuorli e la farina, precedentemente setacciata con la fecola e il cacao. Completate con le noci. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigorifero per almeno 1 ora. Passo 3 Per il montaggio Stendete la pasta bianca allo spessore di 4 mm. Passo 4 Formate con la frolla al cacao dei cilindri Passo 5 Spennellate leggermente con acqua o, se preferite, uovo leggermente sbattuto la frolla bianca. Passo 6 Posizionate i rotoli di pasta al cacao sopra quella bianca con cui poi li avvolgerete. Passo 7 Rifilate la parte in eccesso di pasta in modo da creare di cerchietti regolari. Riponeteli nel congelatore affinché si induriscano. Passo 8 Quando saranno semicongelati tagliateli, a fettine, disponeteli sulle teglie e infornateli a 180 °C per 15 minuti circa. A cottura ultimata, toglieteli dal forno e trasferiteli su una griglia per dolci. Fateli raffreddare completamente e serviteli a temperatura ambiente.

Scrigni di pasta mare e monti - ricetta pasta fresca

Buongiorno oggi vi lascio una ricettina gustosa  che io ho preparato ieri pomeriggio perchè non saèpendo che fare per cena  ho aperto il congelatore e ho visto che avevo una confezione di gamberetti li ho scongelati e pensa che ti ripensa siccome avevo lessato degli asparagi per pranzo ed erano avanzati  mi è venuto in mente di farci un ripieno per un bel raviolo .     Ingredienti per scrigni di pasta mare e monti :   Per la pasta fresca: 300 gr di preparato per pasta fresca Ruggeri 100 ml dacqua la scorza di 1 limone di Positano grattato Per il ripieno: 1 confezione di gamberetti surgelati da 300 gr 5 asparagi coltivati precedentemente lessati sale Per il condimento : pomodoro pachino una confezione 1 spicchio daglio olio extravergine doliva Procediamo......... ho voluto provare un preparato per pasta fresca già pronta perchè io sono curiosa al massimo per queste cose devo provarle anche se poi ci vuole pochissimo a fare un'uovo di pasta fatta in casa però la curiosità di provare è più forte di me . Ho impastato subito in una ciotola 300 gr di preparato per pasta fresca con i 100 ml dacqua e la scorza di limone e lho lasciata riposare una trentina di minuti così mi sono dedicata al ripieno, ho saltato in padella i gamberetti con un filino dolio e una puntina daglio e i 5 asparagi tagliuzzati il tutto in 5 minuti si fà li ho messi nel mixer e li ho tritati . Ho steso la sfoglia di uno spessore di 23 mm e lho tagliata con un coppa pasta rotondo con questa dose escono 14 scrigni li ho farciti con il ripieno e li ho sigillati spennellando con un po dacqua il bordo e lho piggiati bene con la parte finale del pennello.. Eccoli qui. Intanto che ho messo su lacqua sul fuoco mi preparo il sughetto veloce veloce ,ho tagliato i pomodorini pachino in 4 parti, ho fatto dorare un paio di spicchi daglio e ho buttato giù i pomodorini ho aggiunto mezzo mestolino dacqua e li ho schiacciati un pochino in modo che rilasciano quel bel sughetto. Come bolle lacqua calo i scrigni  hanno 5 minuti di cottura li scolo bene bene e sopratutto senza romperli e li faccio saltare nel sughetto Li ho serviti con 3 asparagi di fianco e  qualche gamberetto , mio marito ha detto che era eccezionali e di lui mi fido!!!!!!!!!

LASAGNETTE RICCE CON BORLOTTI E MOLLUSCHI

Questo primo piatto dall'abbinamento un pò insolito.. lasagnette, borlotti e molluschi .. sorprende per la bontà di sapori vediamo come preprarlo:   INGREDIENTI PER 4 PERSONE:   320 GR LASAGNETTE RICCE 500 GR DI ARSELLE 500 GR DI COZZE 1/2 BICCHIERE DI VINO BIANCO 250 GR POMODORI CILIEGINO 2 SPICCHI D'AGLIO 1 CIPOLLA DI TROPEA ( 1/2 se grossa) PEPERONCINO QB ERBA CIPOLLINA QB OLIO E V O - SALE   PREPARAZIONE: Sgranare i fagioli e lessare in acqua  non salata, per circa 45 - 50 minuti. Tagliare a fettine aglio e cipolla, a spicchi i pomodorini. Pulire i pesci: raschiare le cozze sotto l'acqua corrente,per togliere ogni impurità ed eliminare il bisso.  Lasciare spurgare le arselle in acqua e sale per almeno 1 ora. Versare i molluschi all'interno di una pentola , unire 1 pomodorino tagliato a spicchi e  aglio tagliato a fettine sottili, versare 1/2 bicchire di vino bianco, mettere il coperchio e lasciare aprire.  Tenere una parte di molluschi   con il guscio,  ed estrarre tutte le altre. Filtrare il liquido di cottura. In una casseruola versare olio ,aglio,cipolla, peperoncino  e lasciare insaporire mescolando, senza farli  bruciare. Unire i molluschi e dopo qualche minuto, fagioli e pomodori. Continuare a mescolare ancora per qualche minuto , lasciandoli insaporire. Versare 1 bicchiere di acqua filtrata e lasciare cuocere a fuoco dolce 10 minuti circa. Se occorre, aggiustare di sale. Nel frattempo lessare la pasta in acqua bollente salata (tenere da parte 1 bicchiere d'acqua di cottura). Scolare , versare la la pasta nel sughetto, unire un filo d'olio , un pò d'acqua della pasta , abbondante erba cipollina e mantecare bene . Preparare i piatti  e..... a tavola!