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CURRY E MASALA INDIANI

Curry, parola straniera che, in italiano per derivazione inglese, indica una miscela indiana di numerose spezie macinate, utilizzando preferibilmente il mortaio. Il risultato è una polvere secca pronta per l'uso. In India, però, per curry si intende un metodo di cottura per varie pietanze e il mix di spezie usate prende il nome di masala. La parola curry è inglese ed è una traslitterazione fonetica di "cari", che in tamil significa salsa o zuppa. I britannici arrivati in India hanno acquisito questo termine nella loro lingua, indicando la mistura di spezie piuttosto che il piatto cucinato: così è nato il curry. Quando gli ufficiali in congedo tornavano in patria, acquistavano dai loro servi o dai cuochi delle polveri premiscelate di spezie da aggiungere alle loro pietanze per portare in Inghilterra quei sapori esotici. Se parliamo di curry stiamo parlando di una miscela esterna all'India, se parliamo di masala parliamo della miscela usata all'interno dell'India. Ogni famiglia ha una sua ricetta che considera la migliore, ovviamente. Ogni zona avrà una miscela più o meno piccante, con preponderanza dell'una o dell'altra spezia; non ne esiste una culinariamente univoca. Di norma, però, il masala viene aggiunto alla fine della cottura per esaltarne sapori e profumi e con lo scopo di aiutare la digestione. Non necessariamente il masala è una semplice polvere di spezie (alcune ricette ne indicano anche una cinquantina), ma può essere una salsa, ottenuta aggiungendo alle spezie macinate, latte di cocco, aceto, semplice acqua o altro ed altri ingredienti freschi come il coriandolo (foglie non semi) o l'erba limone. Comunque la preparazione dei masala risale alla medicina ayurvedica ed è, ancora oggi, un momento centrale della cucina indiana. Alcune miscele sono state standardizzate e vengono ampiamente utilizzate, eventualmente con l'aggiunta personale di spezie.  Garam masala, tandoori masala e pav bhaj masala sono le più vendute e per ognuna ne esistono due versioni: mild, mediamente piccante e sweet, molto piccante contrariamente al significato della parola. Ve ne parlo in generale rimandandovi, però, alla mia ricetta con il consiglio di personalizzarla, soprattutto per la piccantezza.     Garam Masala È una miscela di cannella, coriandolo, cumino, cardamomo verde e nero, nigella, chiodi di garofano, curcuma, pepe nero e alloro alla quale potranno essere aggiunte (secondo la pietanza da aromatizzare) altre spezie come macis, peperoncino e zenzero. Un'ottima miscela che ho sperimentato più volte, ma, essendo quantomai soggettiva, vi rimando al mio garam-masala, che ovviamente potete variare a vostro piacimento. Viene utilizzato con verdure, riso Basmati, pollo e carni bianche, e pesce. Si può usare con risultati inaspettati e piacevoli anche nei dessert e nei gelati e, insieme ad altre miscele, per il barbecue. A differenza degli altri masala, si aggiunge alla fine della cottura.   Tandoori Masala Questa miscela prende il nome dal tandur, tradizionale forno in terra cotta, originario dellAsia centrale e diffuso poi in tutta lIndia. Il forno è situato allaperto, sul fondo vengono messi a bruciare legni o carboni e la temperatura può raggiungere i 500°. Questo strano nome lo ritroviamo già fin dai sumeri, tinûru, ed anche in altre lingue: tannûr in arabo, tanura in persiano e tanur in turco. Più piccante del precedente è composto da peperoncino, coriandolo, cumino, chiodi di garofano, cardamomo, fieno greco, cannella, pimento e zenzero. Qui trovate le dosi del mio tandoori-masala. La miscela viene utilizzata per aromatizzare il pollo e carni bianche infilate su lunghi spiedini disposti verticalmente nel forno. Nel tandoor il pollo cuoce in cinque minuti, ma si possono ottenere buoni risultati anche con il forno di casa, dopo avere lasciato marinare la carne per una notte in una salsa di yogurt e tandoori masala.   Chaat Masala La parola chaat in indù significa leccare ed è quello che una persona fa: leccarsi le labbra, quando ha assaggiato questa miscela. La versione tradizionale prevede luso di polvere di assafetida, resina macinata ricavata dai semi della pianta detta finocchio fetido o sterco del diavolo, per l'odore assai sgradevole che emana e per il forte gusto di zolfo. Per incontrare il nostro gusto occidentale viene sostituita con aglio, cipolla e sale. Gli ingredienti di base sono mango in polvere, sale, cumino, pepe nero, peperoncino, menta piperita, aglio, cipolla, limone. Tradizionalmente si usa per aromatizzare frutta, verdura e patate, ma anche per piatti di pollo. Viene anche usata per aggiungere sapore ai chutneys, ai cocktail e ad alcuni snack come il moongphali chatpata, noccioline fritte con numerose spezie tra le quali appunto il chaat masala. Pur avendola già assaggiata, non ho ancora trovato l'occasione di prepararla.   Masala Dolce Denominato anche zafferano delle Indie, proviene principalmente dalle isole Mauritius ed è una  delicatissima miscela dove prevalgono curcuma, coriandolo, e cumino che costituiscono il 50% della composizione. Viene preparata miscelando spezie ed erbe aromatiche pestate nel mortaio. Normalmente si ottiene miscelando curcuma, cumino, coriandolo, liquirizia, senape, zucchero, aneto, zenzero, sale, fieno greco, basilico, sedano, aglio. Può essere utilizzata per aromatizzare stufati di verdura, carni bianche, gamberi e aragoste. Personalmente non l'ho mai preparato, ma la prima volta che mi prende lo sghiribizzo vi aggiungerò la ricetta.   Panch Phoron o Padkaune Masala Panch significa cinque e Phoron spezia, è appunto una miscela di 5 spezie. A differenza degli altri masala, dove le spezie sono finemente macinate, è formato da spezie intere. Usato particolarmente nel Bengala, può essere preparato facilmente da sé, poiché le 5 spezie vanno solo mischiate e in uguale quantità. Nella mia ricetta di Panch Phoron vi elenco le spezie che ho mescolato e provato. Moderatamente piccante, viene utilizzato nel condimento di verdure, carni bianche e pesce. Le spezie vengono fritte, in poco olio o ghee (in tamil: burro chiarificato), con la tecnica tipica indiana, finché non scoppiettano, poi lolio viene filtrato e aggiunto alla pietanza da aromatizzare. Con questa cottura, si sprigionano tutti gli aromi dovuti agli oli essenziali che si liberano con laumento di temperatura. Aggiungere, ad esempio, 1 cucchiaio sui broccoli saltati, le patate arrostite, i fagioli e il cavolfiore. Oppure si può scaldare la miscela in padella senza olio, per far sprigionare laroma, e aggiungerla a dei sottaceti.   Nel prossimo articolo invece vi parlerò dei curry, ossia  dei masala fuori dall'India.

Le specialità gastronomiche di Barcellona

Se si domanda a viaggiatori scelti a caso quale sia una delle loro destinazioni preferite in Europa, una buona percentuale risponderà senza esitazioni: Barcellona!. La grande popolarità della capitale catalana è dovuta non solo alle bellezze storiche, artistiche e culturali, ma anche ad unofferta turistica a 360 gradi, che spazia da un cartellone di eventi molto attivo durante tutto lanno, e a strutture e servizi che rendono la visita e il soggiorno semplici e comodi. Per quanto riguarda la scelta dellalloggio, poi, si può decidere di prenotare un albergo a Barcellona su Hotels.com, una soluzione che permette di trovare la sistemazione ideale con un semplice click. Barcellona è una città che supera il milione di abitanti, ma da turista è semplice raggiungere i tanti luoghi simbolo e le principali attrazioni. Il tutto grazie ad un sistema di trasporto efficace e puntuale. Oltre ai monumenti più blasonati come la Sagrada Familia, la cui particolarità architettonica, merito del genio di Antoni Gaudì, è senza dubbio una delle ragioni della sua popolarità, Barcellona è una città che si può godere senza fretta, magari concedendosi una sosta in uno dei suoi parchi più rinomati, come il Park Güell, un giardino delle fiabe con mosaici colorati e sculture eccentriche, fino al Quartiere Gotico, con i suoi affascinanti vicoletti, e la Rambla, la grande, e lunga, avenida di Barcellona ai cui lati si trovano bancarelle, negozi e ristoranti dove assaggiare le specialità locali. La gastronomia meriterebbe in effetti un discorso a parte, data la grande varietà di sapori che si incontrano nella cucina catalana e in particolare di Barcellona. La particolarità della cucina locale è legata alle sue origini storiche complesse: per secoli terra di incontro e di passaggio, il territorio sui ora si trova Barcellona è stato attraversato da greci e romani per citarne solo un paio, e in epoche recenti da italiani, già nel XVIII secolo, e dai vicini francesi, e ognuna di queste popolazioni ha contribuito alla ricchezza e varietà della gastronomia odierna. Tra gli ingredienti principali della cucina catalana troviamo le spezie comuni ai popoli del Mediterraneo come pomodori, laglio, la cipolla e lolio doliva, oltre alle spezie tipiche di quelle latitudini. Tra i piatti che non potete perdervi se visitate Barcellona cè il pan con tomate, una tapa che viene spesso servita come antipasto. Nonostante la semplicità, si tratta, in fondo, di fette di pane croccante su cui viene spalmata del pomodoro fresco e a cui viene aggiunto olio e sale, il sapore si discosta dalla nostra bruschetta. Spesso, per rendere il pasto più corposo, gli si accompagna il fuet, il salame catalano per eccellenza. Si prosegue con la escalivada, un piatto composto di pomodori lessati, alici, peperoni e melanzane, servito come tapa o come antipasto. Tra gli altri piatti forti della tradizione troviamo larroz negro, un tipo di riso nero con frutti di mare, il pollo asado, spesso accompagnato da pinoli e uvetta, e per concludere il dolce più conosciuto allestero: la crema catalana, una tartina di crema ricoperta da uno strato di zucchero caramellato. Insomma, a Barcellona avrete di che leccarvi i baffi!  

IL FILETTO ALLA WELLINGTON

Il generale inglese(Field Marshall) Arthur Wellesley (1769 1852) ricevette nel 1815 il titolo di duca di Wellington per la sconfitta di Napoleone a Waterloo. Riuscì ad impegnare le forze francesi fino a quando non arrivò l'esercito prussiano a dargli manforte. [caption id="attachment_9816" align="aligncenter" width="188"] Sir Arthur Wellesley[/caption] Considerato per questo un eroe, venne soprannominato "The Iron Duke", il duca di Ferro, dal popolo inglese e lo Zar Alessandro I lo appellò "le vainqueur du vainqueur du monde" (il vincitore del vincitore del mondo). [caption id="attachment_9812" align="aligncenter" width="232"] Sir Arthur Wellesley Duke of Wellington The Beau[/caption] Durante il suo servizio militare, invece, veniva chiamato dai suoi ufficiali subalterni "The Beau" per il suo portamento e per i suoi vestiti. Si fece fare degli stivali su misura e su suo disegno, copiando la forma degli stivali d'ordinanza degli Ussari. In cuoio di vitello, erano particolarmente morbidi e arrivano fin sotto il ginocchio. La particolare concia li rendeva quasi impermeabili e comodissimi per calzare le staffe e andare a cavallo. Sono conosciuti come "Wellington boot" o più semplicemente "Wellington's". [caption id="attachment_9813" align="aligncenter" width="256"] Wellington boots[/caption] A due arei della Royal Air Force fu attribuito il suo nome: il bombardiere leggero Vickers Wellesley [caption id="attachment_9815" align="aligncenter" width="300"] Vickers Wellesley[/caption] e il bombardiere a lungo raggio Vickers Wellington. [caption id="attachment_9814" align="aligncenter" width="300"] Vickers Wellington.[/caption] A noi queste cose interessano meno, ma il filetto invece... I cuochi al suo servizio non riuscivano a dimostrare le loro capacità a causa dei suoi gusti particolarmente difficili. L'indifferenza al cibo da parte dell'Iron Duke portò molti dei suoi chef al licenziamento, mentre altri si cimentarono nell'affannata ricerca di nuove ricette. Ad uno dei piatti presentati alla sua tavola, e che piacque particolarmente al Duca, venne dato il suo nome: una volta cotto "in crosta", come si dice nella cucina italiana (cioè avvolto in uno strato di pasta sfoglia), il filetto sembra presentare una certa somiglianza con i famosi stivali del Field Marshall "i Wellingtons". L'aspetto del filetto alla Wellington è infatti quello di un lucido cilindro dorato. Questa storia sembra sia una leggenda, ma a me piace! Ed è assai verosimile. L'abitudine di dedicare un piatto ad una persona importante è una consuetudine che risale al basso medioevo. Secondo una rivista neozelandese, dicono che la ricetta sia nata a Wellington, la capitale. In effetti si chiamava prima Port Nicholson poi prese il nome del duca, subito dopo Waterloo, per onorarlo. Altri dicono che verso gli anni sessanta un chef particolarmente patriottico gli diede questo nome. Non so quale sia la vera storia, ma la mia passione per la storia mi fa propendere decisamente per la prima. In fondo è un piatto natalizio tipico inglese insieme al Christmas pudding. Non esiste una ricetta originale, qualunque filetto 'in crosta' può essere definito ricetta originale: il video che gira in rete con lo chef Gordon Ramsay che lo prepara non rispetta, a mio avviso, la cucina inglese del XIX secolo. La mia versione è derivata dall'esperienza, ma soprattutto dalla conoscenza approfondita della "haute cuisine" o meglio della cucina aristocratica. Non spreco una salsa complessa come la Duxelles, che a me piace moltissimo, per usarla come colla della bardatura di prosciutto, la uso come accompagnamento! Vediamo come lo cucino! Per prima cosa, bisogna tener presente che la sfoglia deve bagnarsi il meno possibile per potere rimanere il più croccante possibile. La prima cottura, fatta in forno, con bardatura di lardo,  'sigilla' la carne. Attenzione nel fondo della carta da forno, rimarrà un intingolo che sarebbe da aggiungere alla Duxelles. E con questa prima fase abbiamo eliminato un po' dei liquidi della carne. La seconda cottura, quella definitiva, avviene su un filetto spalmato di paté di fegato d'oca (ma di anatra va anche bene) e sottili lamelle di tartufo nero. Filetto che poi barderemo con delle belle fette di prosciutto crudo e addosseremo con pasta sfoglia. Un riposo di mezz'ora in frigo per compattare il tutto e via in forno. Cotto, lo facciamo riposare per 10-15 minuti, affinché i sughi della carne si ridistribuiscano e non fuoriescano al taglio, mentre riportiamo a temperatura la Duxelles. Un solo consiglio: usate un termometro a sonda! E' l'unico sistema per avere la carne cotta correttamente! La ricetta del mio Filetto alla Wellington è spiegata passo passo nel ricettario, così com'è descritta la sauce Duxelles, inventata un paio di secoli prima da La Varenne e dedicata al suo padrone il marchese d'Uxelles.

UN PRANZO PER CAMBIO VACANZE

Come spesso succede le vacanze vengano spezzate in due. Prima si va da una parte poi si passa per casa, si cambiano i vestiti, si lavano i panni sporchi e poi si riparte per altro luogo. E così è successo, ma questi giorni hanno coinciso per alcuni amici. Sapendo quanto faticoso fosse ciò, ho deciso di sollevarli almeno dall'incombenza del mangiare e li ho invitati a casa mia. C'era anche mia moglie, che approfittava per andare a trovare sua madre a Bergamo. Io, invece, ho approfittato delle mie cavie per provare una ricetta nuova. Bé, nuova non direi. Ho preso spunto da una vecchia ricetta siciliana, ma l'ho interpretata a modo mio: pasta con pesto di melanzane. APERITIVI VARI È così tanto piaciuto che ho riproposto il tzatzichi con dei cracker acquistati, patatine chip, asiago a cubetti, strolghino e olive. Con Martini e Negroni, ça va de soi. Prima portata: SEDANINI AL PESTO DI MELANZANE È una pasta semplice, purché abbiate preparato il pesto di melanzane il giorno prima. Per intensificare profumi e odori consiglio di aggiungere dell'olio al basilico. A parte - si vede nella foto - ho servito della ricotta salata da grattugiare al momento. Sì, è piaciuta molto! Dessert: ZUCCOTTO TOSCANO CON SALSA AL CIOCCOLATO Avevo preparato per il mio compleanno uno zuccotto semifreddo. Le basi di pasticceria erano abbondanti e allora ero riuscito a ricavarne ancora uno più piccolo (circa la metà) che avevo conservato in freezer. Ho quindi preparato della meringa italiana e una salsa al cioccolato et voilà tutto pronto! Apprezzato molto, ma soprattutto la salsa al cioccolato che per alcuni è stato quasi un abuso...

Ricette più condivise


Insalata russa

L'insalata russa è un piatto freddo e forse è l'antipasto di Natale più diffuso. Preparata in molti modi, l'insalata russa ha come base verdure e maionese, a cui possiamo aggiungere a nostro piacere uova sode, tonno, prosciutto, gamberi ecc. Ecco la mia versione! Ingredienti 3 patate (500 g circa) 4 carote di media grandezza 200 g di piselli 200 g di fagiolini 3 uova sode 50 g di cetriolini sott'aceto 400 g di maionese sale   Preparazione 1. Lavare le carote e le patate, sbucciarle e tagliarle a dadini. Cuocerle separatamente in acqua bollente salata o al vapore, scolarle ancora croccanti.   2. Lavare i fagiolini e tagliarli a tocchetti, lessarli per qualche minuto in acqua bollente salata, scolare  e far raffreddare. 3. Cuocere nello stesso modo anche i piselli. Mettere tutte le verdure in una ciotola e quando saranno fredde, aggiungere a cucchiaiate la maionese e i cetriolini. 4. Mescolare delicatamente e se necessario aggiungere un pizzico di sale. 5. Foderare con un foglio di pellicola uno stampo o una ciotola e versarci la maionese. Lasciare in frigo a raffreddare per almeno un'ora. 6. Capovolgere su un piatto da portata e decorare con uova sode, cetriolini e qualche ciuffetto di maionese.   Se ti piacciono le mie ricette e vuoi seguire il mio blog vieni a trovarmi sulla mia fan page di facebook. Clicca mi piace e ogni giorno puoi essere aggiornato sulle ultime ricette e per chiedere qualsiasi chiarimento. Ricette che ti potrebbero interessare:  - Bruschette con crema di melanzane e robiola - Polpette di merluzzo - Sformatini di alici e patate -

Pastiera Napoletana Ricetta Antica

Sull'origine della Pastiera esiste un'antica leggenda narrata da Francesco Stocchetti nei suoi "Acquerelli Napoletani" Si narra che la Sirena Partenope, incantata dalla bellezza del golfo disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la sirena emergeva dalle acque per salutare il popolo felice del golfo, allietandolo con canti d'amore. Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti rimasero affascinati ed incantati che accorsero verso il mare . Per ringraziarla decisero di offrirle il bene più prezioso che avessero.  Furono incaricate le sette fanciulle più belle a consegnare i doni alla bella Partenope: la farina, la ricotta, le uova, il grano, l'acqua di fiori d'arancio, le spezie ed infine lo zucchero. Partenope felice per i tanti doni, si inabissò e depose i doni ricevuti ai piedi degli Dei, questi inebriati anch'essi dal soave canto, riunirono e mescolarono tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera, che superava ahimè in dolcezza il canto della Sirena. Ancora oggi, preparare la pastiera in occasione della Pasqua è un rito che on ogni casa si ripete tutti gli anni.   Ingredienti Per la pasta frolla 500 g di farina 200 g di strutto o burro 200 g di zucchero 3 uova intere Per il ripieno: 700 g di ricotta 600 g di zucchero 5 uova intere e 2 tuorli 700 g di grano precotto 150 g di latte 30 g di strutto o burro buccia di limone un pizzico di cannella 100 g di cedro candito acqua di fiori d'arancio a proprio gusto   Preparazione Preparate la pasta frolla incorporando la farina con lo strutto o il burro morbido a piccoli pezzi, aggiungete zucchero e uova ed impastate velocemente senza lavorarla troppo. Formate una palla e lasciatela riposare in frigo per mezz'ora almeno. Cuocete il grano con il latte e lo strutto (o burro) con una buccia di limone, mescolando di tanto in tanto fino ad ottenere una densa crema, ci vorranno circa 10 minuti; lasciatelo raffreddare. Intanto a parte frullate la ricotta con lo zucchero, aggiungete le uova ed i tuorli uno alla volta, la vaniglia, la cannella, la buccia grattata di un limone, il cedro tagliato a dadini, l'acqua di fiori d'arancio ed il grano ormai freddo, dopo aver eliminato la buccia di limone. Foderate una teglia del diametro di 30 cm con 2/3 della pasta frolla, versate il composto e decorate la superficie con strisce ottenute dalla restante pasta frolla, disponendole a griglia. Cuocete in forno a calore moderato, 165 - 170 °C per almeno mezz'ora o fino a quando la pastiera assuma un bel colore dorato e sia ben cotta all'interno. Lasciate raffreddare la pastiera nel forno spento in modo che si asciughi ancora un po'. Servite la Pastiera Napoletana spolverizzata con zucchero a velo.  

Panini napoletani con salsiccia e friarielli

I panini napoletani sono dei rustici di pasta lievitata molto simili al tortano, ripieni quindi di salumi, uova sode, formaggi e di ogni bontà. La pasta dopo la prima lievitazione viene stesa e ricoperta con tutti gli ingredienti, poi arrotolata e tagliata a fette piuttosto spesse. E' un panino per "duri" e quindi le sue dimensioni devono essere all'altezza! ^_^ Oggi vi propongo una versione semplice e gustosissima di questi panini, farciti con salsiccia e friarielli. I friarielli a Napoli sono le infiorescenze, le parti più tenere delle cime di rapa, quelli che a Roma chiamano broccoletti. Non conosco la ricetta tradizionale della pasta lievitata dei panini, qualcuno sostiene che sia la pasta del pane, qualcun'altro la pasta della pizza... comunque io uso l'impasto della pizza del maestro Antonino Esposito e vi assicuro sono una squisitezza! Ingredienti Per  la pasta lievitata: 500 g di farina per pizza 300 g di acqua circa oppure 3 g di lievito di birra +40 g di pasta di riporto 1 cucchiaio di strutto o di olio extra vergine 10 g di sale fino Se avete il lievito madre, potete sostituire il lievito di birra e la pasta di riporto con circa 150 g di lievito madre rinfrescato Per le salsicce e friarielli: 400 g di friarielli o cime di rapa pulite 200 g di salsiccia olio extra vergine uno spicchio d'aglio peperoncino a piacere sale Inoltre 150 g di formaggio tipo scamorza, va benissimo se preferite anche quella affumicata. Preparazione 1. La prima cosa da fare è preparare la pasta per la pizza, cliccare qui, per la preparazione. Vi consiglio di preparare limpasto anche il giorno prima e di tenerlo in frigo a lievitare. Il giorno dopo, basterà prendere la pasta e tenerla per 3-4 ore a temperatura ambiente, prima di stenderla.   2. Intanto pulire i friarielli eliminando le foglie più grandi e i gambi troppo lunghi, lavarli più volte in acqua fresca e lasciarli scolare. Versare in una casseruola abbondante olio, aggiungere lo spicchio d'aglio e il peperoncino, appena comincerà a sfrigolare aggiungere i friarielli, avendo cura di coprire subito, per evitare schizzi dell'olio bollente. Cuocere per una decina di minuti, salare e terminare la cottura senza coperchio, così da permettere all'acqua di cottura di evaporare. Mettere in una ciotola, eliminar lo spicchio d'aglio e far intiepidire. 3. Stendere la pasta lievitata su un piano leggermente infarinato e distribuire su tutta la superfice i friarielli, la salsiccia sbriciolata e la scamorza a pezzettoni. 4. Arrotolare e tagliare a fette, scegliete voi lo spessore, considerate che dovranno risultare dei bei panini. 5. Appoggiarli su una teglia rivestita di carta forno e far lievitare per un'oretta ancora. 6. Trascorso il tempo, spennellateli con una miscela di acqua e olio in parti uguali e cuocere in forno preriscaldato a 200°C per 20 minuti circa. Fino a quando si saranno ben dorati in superficie. Buon Appetito!... e vi aspetto su Cucina Blues ^_^ Ricette che ti potrebbero interessare: Casatiello  e Tortano - Pizza di cicoria - Girelle di pizza con verdure grigliate

Risotto fave, pecorino e salame

Euforica e tutta presa dall'atmosfera primaverile, sento che nelle mie corde c'è un bel risotto con le fave, quindi faccio spesa con il proposito di prepararlo per Pasquetta e, sprizzando gioia da tutti i pori, faccio partecipe mio marito del progetto. Se non che, a Pasqua, la mia mamma ci invita a tornare a pranzo da lei anche il giorno successivo, volendoci ripropinare gli avanzi delle lasagne (a dire il vero ottime). Mio marito non sta nella pelle ed accetta immediatamente l'invito...EEEEEEHHHHHHH? Io: "Ma come? ma non eravamo d'accordo per il risotto?" Lui: "Ma se ti ho detto mille volte che non mi piacciono i baccelli" Io: "EEEEEHHHHH? E ORA CHI LI MANGIA? NON PIACCIONO NEPPURE A ME!!!" Se non son grulli...ormai la spesa e fatta ed il risotto s'ha da fare, qualcuno lo mangerà! INGREDIENTI (per 4 persone...io però ne ho preparata una porzione sola vista la passione per i baccelli) 300 gr di riso 500 gr di fave già sgusciate 200 gr di pecorino 100 gr di salamino ben stagionato tagliato a rondelle 2 scalogni (ma solo per darsi un po' d'importanza, altrimenti va bene anche la cipolla ;-)) Sale Acqua o brodo di verdura quanto basta per cuocere il riso   PROCEDIMENTO Sbucciate le fave, fatele sbollentare in un pentolino con dell'acqua per tre minuti, così sarà più semplice decorticarle. Ecco, giusto per non farsi mancare niente, procediamo con questo lavoro certosino e decortichiamo le fave. Fate stufare uno scalogno e cuoceteci le fave decorticate per circa 10 minuti, dopodiché toglietele dal fuoco e passatele al mixer per farne una purea. Fate stufare l'altro scalogno, aggiungete il riso e fatelo tostare per 5 minuti, poi aggiungete la purea di fave e continuate a cuocere aggiungendo acqua o brodo di verdura a bollore finché non sarà cotto. A fine cottura unite il salame (io ho usato un salamino stagionato tagliato a rondelle, divise in quarti...troppo pignola?) e mantecate con il pecorino grattugiato. Impiattate e date un'ulteriore grattugiata di pecorino. Gente, vi dirò, alla fine l'abbiamo mangiato...non era male davvero!

I nocetti...i biscotti con le noci

I biscotti del maestro Montersino..mooolto buoni!! sono ideali a partire dal mattino a colazione..poi per lo spuntino...poi un chicca a fine pasto col caffè...poi a merenda con un tè...la sera dopo cena...ecc...ecc...insomma!...l'unica pecca di questo biscotto è che ne mangi uno dietro l'altro!!! LA RICETTA  E IL PROCEDIMENTO : http://www.peccatidigola.tv/ricette/biscotti-cacao-noci/   Non c'è da aggiungere altro alla spiegazione del maestro se non la quantità!...Io ho fatto metà dose e ne sono venuti abbastanza,circa 60 biscotti del diametro di circa 4 cm Riepilogo ingredienti: PER LA FROLLA BIANCA: Burro 440 g Zucchero a velo 280 g Tuorli 65 g Farina 180 W 625 g Fecola di patate 125 g Sale 1,5 g Vaniglia Bourbon in bacche 1 g PER LA PASTA FROLLA AL CACAO E NOCI: Burro 440 g Zucchero a velo 280 g Tuorli 85 g Farina 180 W 625 g Fecola di patate 100 g Cacao amaro in polvere 40 g Sale 1,5 g Vaniglia 1 g Noci sgusciate 350 g Vi metto di seguito il procedimento che troverete nel link riportato sopra:   Passo 1 Per la pasta frolla bianca Lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero a velo, il sale e la vaniglia. Unite gradualmente prima i tuorli e poi la farina setacciata con la fecola di patate. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigorifero per almeno 1 ora. Passo 2 Per la pasta frolla al cacao e noci lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero a velo, il sale e la vaniglia. Unite poco alla volta i tuorli e la farina, precedentemente setacciata con la fecola e il cacao. Completate con le noci. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigorifero per almeno 1 ora. Passo 3 Per il montaggio Stendete la pasta bianca allo spessore di 4 mm. Passo 4 Formate con la frolla al cacao dei cilindri Passo 5 Spennellate leggermente con acqua o, se preferite, uovo leggermente sbattuto la frolla bianca. Passo 6 Posizionate i rotoli di pasta al cacao sopra quella bianca con cui poi li avvolgerete. Passo 7 Rifilate la parte in eccesso di pasta in modo da creare di cerchietti regolari. Riponeteli nel congelatore affinché si induriscano. Passo 8 Quando saranno semicongelati tagliateli, a fettine, disponeteli sulle teglie e infornateli a 180 °C per 15 minuti circa. A cottura ultimata, toglieteli dal forno e trasferiteli su una griglia per dolci. Fateli raffreddare completamente e serviteli a temperatura ambiente.

Scrigni di pasta mare e monti - ricetta pasta fresca

Buongiorno oggi vi lascio una ricettina gustosa  che io ho preparato ieri pomeriggio perchè non saèpendo che fare per cena  ho aperto il congelatore e ho visto che avevo una confezione di gamberetti li ho scongelati e pensa che ti ripensa siccome avevo lessato degli asparagi per pranzo ed erano avanzati  mi è venuto in mente di farci un ripieno per un bel raviolo .     Ingredienti per scrigni di pasta mare e monti :   Per la pasta fresca: 300 gr di preparato per pasta fresca Ruggeri 100 ml dacqua la scorza di 1 limone di Positano grattato Per il ripieno: 1 confezione di gamberetti surgelati da 300 gr 5 asparagi coltivati precedentemente lessati sale Per il condimento : pomodoro pachino una confezione 1 spicchio daglio olio extravergine doliva Procediamo......... ho voluto provare un preparato per pasta fresca già pronta perchè io sono curiosa al massimo per queste cose devo provarle anche se poi ci vuole pochissimo a fare un'uovo di pasta fatta in casa però la curiosità di provare è più forte di me . Ho impastato subito in una ciotola 300 gr di preparato per pasta fresca con i 100 ml dacqua e la scorza di limone e lho lasciata riposare una trentina di minuti così mi sono dedicata al ripieno, ho saltato in padella i gamberetti con un filino dolio e una puntina daglio e i 5 asparagi tagliuzzati il tutto in 5 minuti si fà li ho messi nel mixer e li ho tritati . Ho steso la sfoglia di uno spessore di 23 mm e lho tagliata con un coppa pasta rotondo con questa dose escono 14 scrigni li ho farciti con il ripieno e li ho sigillati spennellando con un po dacqua il bordo e lho piggiati bene con la parte finale del pennello.. Eccoli qui. Intanto che ho messo su lacqua sul fuoco mi preparo il sughetto veloce veloce ,ho tagliato i pomodorini pachino in 4 parti, ho fatto dorare un paio di spicchi daglio e ho buttato giù i pomodorini ho aggiunto mezzo mestolino dacqua e li ho schiacciati un pochino in modo che rilasciano quel bel sughetto. Come bolle lacqua calo i scrigni  hanno 5 minuti di cottura li scolo bene bene e sopratutto senza romperli e li faccio saltare nel sughetto Li ho serviti con 3 asparagi di fianco e  qualche gamberetto , mio marito ha detto che era eccezionali e di lui mi fido!!!!!!!!!

LASAGNETTE RICCE CON BORLOTTI E MOLLUSCHI

Questo primo piatto dall'abbinamento un pò insolito.. lasagnette, borlotti e molluschi .. sorprende per la bontà di sapori vediamo come preprarlo:   INGREDIENTI PER 4 PERSONE:   320 GR LASAGNETTE RICCE 500 GR DI ARSELLE 500 GR DI COZZE 1/2 BICCHIERE DI VINO BIANCO 250 GR POMODORI CILIEGINO 2 SPICCHI D'AGLIO 1 CIPOLLA DI TROPEA ( 1/2 se grossa) PEPERONCINO QB ERBA CIPOLLINA QB OLIO E V O - SALE   PREPARAZIONE: Sgranare i fagioli e lessare in acqua  non salata, per circa 45 - 50 minuti. Tagliare a fettine aglio e cipolla, a spicchi i pomodorini. Pulire i pesci: raschiare le cozze sotto l'acqua corrente,per togliere ogni impurità ed eliminare il bisso.  Lasciare spurgare le arselle in acqua e sale per almeno 1 ora. Versare i molluschi all'interno di una pentola , unire 1 pomodorino tagliato a spicchi e  aglio tagliato a fettine sottili, versare 1/2 bicchire di vino bianco, mettere il coperchio e lasciare aprire.  Tenere una parte di molluschi   con il guscio,  ed estrarre tutte le altre. Filtrare il liquido di cottura. In una casseruola versare olio ,aglio,cipolla, peperoncino  e lasciare insaporire mescolando, senza farli  bruciare. Unire i molluschi e dopo qualche minuto, fagioli e pomodori. Continuare a mescolare ancora per qualche minuto , lasciandoli insaporire. Versare 1 bicchiere di acqua filtrata e lasciare cuocere a fuoco dolce 10 minuti circa. Se occorre, aggiustare di sale. Nel frattempo lessare la pasta in acqua bollente salata (tenere da parte 1 bicchiere d'acqua di cottura). Scolare , versare la la pasta nel sughetto, unire un filo d'olio , un pò d'acqua della pasta , abbondante erba cipollina e mantecare bene . Preparare i piatti  e..... a tavola!