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Come tutti ben sappiamo, il salmone è un ingrediente ricco di Omega 3, acidi grassi che rivestono un ruolo importante nella nostra alimentazione. Ma c’è da dire che mangiare salmone è molto importante, poiché gli Omega 3 sono composti che il nostro organismo non è in grado di produrre in modo ottimale, e che è quindi necessario introdurre con il cibo.

Inoltre, un consumo adeguato di pesce è consigliabile per una corretta alimentazione, in qualsiasi età: oltre che per il contenuto di acidi grassi polinsaturi Omega 3 anche per l’interessante tenore di altri nutrienti, vitamine, minerali.

foto salmone norvegese

Vi è una particolare situazione ed un’età in cui gli Omega 3 hanno una funzione che è fondamentale per l’organismo umano: sono la gravidanza e i primi anni di vita. Gravidanza e allattamento sono, infatti, le due fasi della vita in cui un apporto di acidi grassi polinsaturi (in particolare Omega 3) deve essere adeguato, al fine di permettere un ottimale sviluppo del feto ed una regolare crescita del neonato.

Gli acidi grassi polinsaturi regolano il processo di crescita nello sviluppo del feto; in particolare, gli Omega 3 svolgono un ruolo importante nello sviluppo del sistema nervoso centrale. Nell’ultimo trimestre di gravidanza si ha un progressivo passaggio di acidi grassi polinsaturi dal lato materno a quello fetale, noto come processo di biomagnificazione: questo è il motivo per cui il prematuro nasce con un pattern di acidi grassi polinsaturi a lunga catena inferiori rispetto al neonato a termine.

foto bambino

Uno studio di Hibbeln JR et al pubblicato nel 2007 sull’autorevole rivista “The Lancet” ha in particolare dimostrato l’importanza di questi fenomeni in uno sviluppo armonico del bambino e del suo cervello: il consumo di almeno 340 grammi di pesce o alimenti di origine marina per settimana da parte della madre, durante il III trimestre di gravidanza, si associa infatti ad un migliore quoziente di intelligenza, specie per le abilità verbali, ed a migliori capacità sia motorie che relazionali dopo la nascita, valutate tra l’età di 6 mesi e quella di 8 anni.

Tra gli effetti favorevoli degli Omega 3 va ricordato che un loro consumo regolare tende anche a facilitare il raggiungimento della durata “normale” della gravidanza, riducendo il rischio di parto prematuro e, secondo alcuni dati, anche delle interruzioni precoci della gravidanza. Queste informazioni sono state confermate in un recentissimo studio controllato, condotto secondo una metodica molto rigorosa negli Stati Uniti.

foto bambino

Secondo questo studio sarebbe soprattutto il DHA a controllare la durata della gravidanza. Si può anche osservare, al proposito, che poiché il DHA rappresenta ben il 70% degli Omega 3 del salmone, è sufficiente consumarne due porzioni abbondanti alla settimana per raggiungere la quantità di DHA (600 mg al giorno) utilizzata dai ricercatori nel loro studio.

Gli Omega 3, infatti, per il loro specifico meccanismo d’azione biochimica, posseggono una certa capacità di rilasciare la muscolatura liscia (un’azione, in altre parole, “miorilassante”): essi attenuano quindi anche l’attività di contrazione della muscolatura liscia dell’utero, permettendo così al feto di completare la propria vita intrauterina e di presentarsi nella forma migliore all’impatto con il mondo.

foto bambino

L’importanza di un’adeguata disponibilità di acidi grassi polinsaturi continua anche dopo la nascita, ed è pertanto importante che il neonato abbia un adeguato apporto di Omega 3 attraverso il latte. È stato dimostrato che pochi milligrammi in più di acidi grassi polinsaturi nel
neonato allattato al seno si riflettono di un 30% in più a livello della corteccia celebrale rispetto a coloro che vengono allattati con latte artificiale. Il latte materno si conferma quindi il migliore alimento per i neonati specie se, grazie ad un’appropriata alimentazione della madre, garantisce un adeguato apporto di acidi grassi polinsaturi Omega 3.

L’apporto dietetico in acidi grassi polinsaturi (specie Omega 3) delle future mamme è quindi molto importante. Situazioni a particolare rischio, da questo punto di vista, sono il vegetarianismo (specie “vegan”), o il fumo, caratterizzate da un basso apporto di Omega 3 nel corso della gestazione e attraverso il latte materno.

foto bambino

Una parola a parte, tra gli altri componenti nutrizionalmente interessanti del salmone, merita la vitamina D. Si tratta di una vitamina un po’ particolare (il nostro corpo è in grado di produrla, grazie all’azione della luce solare sulla pelle) ma della quale si segnala ormai, in molte parti del mondo, una diffusa carenza.

Un problema non banale, se si considera che recenti studi attribuiscono alla vitamina D, a fianco della ben nota capacità di facilitare l’assorbimento del Calcio dall’intestino, contribuendo così alla salute dello scheletro, una serie di effetti favorevoli del tutto nuova. La vitamina D migliorerebbe infatti le cosiddette “difese dell’organismo”, stimolando i meccanismi immunitari, e possiederebbe inoltre effetti favorevoli sul rischio di infarto e di malattie come la demenza di Alzheimer.

In conclusione è essenziale il consumo di pesce per qualsiasi individuo ed a qualunque età, per l’apporto di nutrienti, di proteine di alta qualità, di vitamina D, vitamina B12, iodio, selenio e acidi grassi polinsaturi come l’Omega 3. Un suo adeguato apporto è utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Gli acidi grassi polinsaturi Omega 3 rivestono in particolare un ruolo importante durante la gravidanza, permettendo uno sviluppo regolare del feto, e durante i primi periodi di vita del neonato.

Gli Omega 3 del Salmone Norvegese in Gravidanza ultima modifica: 2017-01-27T16:34:02+00:00 da alicecoccia