La musica del frantoio: l'Olio dei Paoli
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La musica del frantoio


Sono nati insieme, l’ultimo album di Gino Paoli, "Storie" e la sua "prima creazione di frantoiano, "L’olio dei Paoli". Fra ottobre e novembre dello scorso anno, tra la raccolta delle olive e la frangitura, la spremitura, lo stoccaggio e l’imbottigliatura di quello che, finalmente, è l’olio che Paoli voleva, o perlomeno vi si avvicina molto.
Produzione di olio di oliva: una passione "tradizionale"
L'olio lo faceva già da 5 anni almeno, dopo aver recuperato il podere del nonno, in Toscana, ed essersi dedicato alla produzione in proprio, in principio per uso esclusivamente "domestico". Con passione tale da costruire, sul podere, una casa, acquistare un frantoio e cominciare ad avviare una produzione più sistematica, organizzata e controllata, destinata alla commercializzazione: "Ho pensato al nonno e desiderato che tutto questo gli piacesse", dice orgoglioso. E, prova dopo prova, blend dopo blend, è arrivato anche l’olio giusto che, tra l’altro, ha nel suo sapore qualcosa di veramente speciale: la musica... dal momento che, finito col frantoio, Gino Paoli & Co. (cioè amici, collaboratori, famiglia e i due fidi Birillo e Leon), passavano nella stanza accanto a incidere i brani di "Storie".
Musica e olio: passione e impegno
L'olio, oggi disponibile nel circuito nazionale ed estero degli store di Eataly, è un impegno che lo assorbe moltissimo: "Ci sto tutta l’estate, qui. Poi, a ottobre e novembre, per la raccolta delle olive e per fare l’olio. L’ultima volta, ho fatto l’olio e un disco, passando da uno all'altro, forse facendo un disco un po' unto e un olio musicale! Persino il mio principale collaboratore in ambito musicale, che è con me da 30 anni, è stato coinvolto in questa avventura... e poi mio figlio, la sua fidanzata: è un'autentica passione la nostra, che ha contagiato l’intera famiglia. Per questo ho scelto il nome "L'Olio dei Paoli". Una leggenda della musica italiana che parla come un ragazzino innamorato. Che cosa ama di più di questo territorio e del suo olio, chiediamo: "La maremma è affascinante. Purtroppo e per fortuna è arrivata l’autostrada, che ha portato i benefici della civiltà, ma anche la tendenza a far perdere l’identità al territorio. Questo era una zona prettamente agricola; adesso, invece, il carattere del luogo è prevalentemente turistico: non voglio dare un giudizio negativo, ma sicuramente le cose sono cambiate. L’entroterra, la macchia maremmana, è ancora una terra straordinaria. La notte bisogna fare attenzione ai cinghiali, si vedono ancora passare volpi e istrici".
Il sapore dell’olio è tutto questo
E' il prodotto dell’ambiente, della passione, della natura. Il mio unico credo è la natura. Quando ho un problema che non so risolvere, mi rimetto a quelle che sono le cosiddette "leggi di natura", a come si comportano le piante, gli animali e trovo sempre la risposta. La natura è una grande maestra".
La musica e la vigna
Che cosa hanno in comune la musica e la vigna, chiediamo ancora: "Nella mia musica c’è sempre il rumore del mare, ci sono gli ulivi, c’è il mio podere... è come se fossi immerso in queste cose, come i pesci nell’acqua". Che musica suonerebbe il suo olio, insistiamo: "L'olio è come una prima, meravigliosa scoperta: l’emozione di vedere uscire dal frantoio per la prima volta questo rivolo d'oro è come ascoltare Rachmaninov, l’emozione di una sinfonia. Ciò che accomuna l’olio a quel che ho fatto fin'ora - musica, pittura (fino a 26 anni dipingevo) - è la straordinaria emozione di creare qualcosa che costa fatica. È il rapporta tra la fatica e il risultato a dar valore alle cose. Non credo alla mera ispirazione: il lavoro artistico è frutto di sapienza, disciplina, metodo... gli artisti veri, vedi Miller o Proust, sono molto artigiani, c’è fatica autentica nel loro lavoro".
Olio d'oliva: gusto intenso...
Paoli racconta l’olio, la natura, la musica, la letteratura, come cantasse una delle sue più belle canzoni. Val la pena chiedere ancora, per farsi rispondere in musica. Come è il suo olio? Come lo preferisce in assoluto? "Ha personalità, un notevole spessore. Non è leggero come quello ligure. Ne devi usare poco perchè ha un gusto forte. Un cucchiaio su una minestra o una pastasciutta conferisce una chance in più. Anzi bisogna far attenzione a non "ammazzare" gli altri gusti, perché è un sapore che ha molto vigore. A costo di sembrare ovvio, io lo amo su una fetta di pane toscano, che come si sa è fatto senza olio e senza sale. Così è insuperabile, ma con un po' di sale e un pomodoro strofinato è proprio il massimo. Torno ragazzino quando lo mangio, era la mia colazione... durante la guerra non c’era nient’altro. Certo, anche il pane deve essere quello buono, croccante e durevole; quello toscano è l’ideale, ben incartato dura anche una settimana. Mio padre, quando veniva a trovare qui il nonno e dopo tornava a Genova, si portava il pane e se lo mangiava per una settimana e mezza. E quando era mio nonno a venire d’inverno a Genova, si arrabbiava perché non riusciva a trovare il suo pane toscano. Il nonno era di Piombino, un piegatore dei forni della Magona (una nota acciaieria del luogo, n.d.r.), un omone che qualsiasi posto meraviglioso vedesse, diceva: 'Sì, ma come Piazza Bovio non c’è niente' . Ecco, la piazza di Piombino sul mare per lui era il luogo più bello del mondo". Che nonno. Di sicuro, gli piacerebbe molto questo Olio dei Paoli.
A cura di Giulia Macrì



articolo del: 27/07/2009


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