Come riconoscere un terreno da lavorare
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Contrariamente a quanto potrebbe apparire a prima vista, il terreno può essere considerato un organismo vivente, formatosi nel corso dei millenni e ancora oggi in corso di trasformazione. Grazie all'azione di agenti atmosferici, alle trasformazioni derivate dall'azione dei fiumi e dei ghiacci, all'intervento delle forme di vita (vegetale e non) il terreno ha assunto la forma che noi conosciamo, quella caratterizzata dal sovrapporsi di diversi strati.


Quali sono questi strati?


Tra questi possiamo distinguere la parte più fine (argilla, sabbia, limo), che rappresenta l'elemento base del terreno da coltivare, e quella più grossolana, formata da ghiaia, sabbia grossa e ciottoli. All'interno di questi strati agisce inoltre, un numero enorme di piccoli organismi viventi e non (azoto, fosforo potassio, ferro, magnesio, acqua, aria e anidride carbonica) in grado di elaborare la sostanza messa a loro disposizione dal terreno fino a trasformarla nel prezioso humus. L'insieme di tutti questi elementi e la loro corretta combinazione permettono di ottenere un terreno veramente fertile!


Come riconoscere un terreno fertile


Per lavorare un terreno è necessario innanzitutto riuscire e comprendere quali sono le sue caratteristiche: è una conoscenza indispensabile per chi voglia affrontare nel migliore dei modi le tecniche colturali e la difesa delle sue piante. Per fare questo ci sono diversi metodi, ma due sono quelli più utilizzati dagli agricoltori. Il primo, più semplice e immediato, ci permetterà di avere un'idea della situazione che dovremo affrontare; il secondo, ben più complesso consiste nel prelevare un campione del terreno da lavorare e studiarlo in un laboratorio chimico. Qui di seguito mostriamo solo la prima, ovvero la prova pratica in quanto la seconda necessita di un vero e proprio laboratorio per persone altamente esperte.


La prova pratica per lo studio del terreno


Prelevate alcune cucchiaiate dello strato più superficiale del vostro terreno con il quale riempirete, per circa 1\5, un vaso di vetro possibilmente lungo e stretto. Riempite d'acqua il vaso e agitatelo con vigore, lasciando poi depositare il materiale. Sul fondo cadranno quasi subito, nell'ordine,: la sabbia grossa, quella media e quella fine; le sostanze organiche ancora in decomposizione saranno le ultime e una parte di esse potrà anche galleggiare.

Durante lo scuotimento l'acqua si sarà intorbidita, perchè i materiali più fini rimangono sospesi nel liquido. Lasciate perciò passare qualche minuto, in modo che parte di questi materiali si depositi. Così potrete constatare la quantità e il tipo di sabbia, il volume delle sostanze organiche non ancora decomposte ed il contenuto di materiale argilliforme (argilla, humus, sabbia impalpabile). Portata a termine questa semplice prova, osservate nuovamente il terreno, cercando di ricavarne informazioni che saranno poi utili per il vostro lavoro.

I terreni migliori per la coltivazione sono infatti quelli di colore scuro: questa caratteristica indica che vi è una notevole ricchezza di humus. Se il colore prevalente è il rosso, il suolo sarà ricco di ferro, mentre i suoli più chiari avranno un'alta percentuale di calcio.
Una volta osservato il terreno, si può così procedere alla sua lavorazione.




articolo del: 30/08/2010


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