La lavorazione dell'orto: il terreno
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Lavorazione dell'orto: ogni volta che si eseguono delle lavorazioni si vanno a modificare le condizioni fisico-chimiche del terreno, e di conseguenza, lo sviluppo e l'attività della popolazione microbica. Infatti in un suolo non lavorato le particelle di argilla, limo e sabbia appaiono riunite in aggregati in cui i microrganismi conducono una vita un pò rallentata, perchè la circolazione dell'aria è un po' ridotta.


Qualsiasi lavorazione
del terreno provoca la distruzione più o meno grande degli aggregati, con un brusco aumento della circolazione dell'aria e quindi dell'ossigeno che, stimolando il metabolismo dei microrganismi, che ne aumenta l'attività. Ecco perchè in questi ultimi anni è stata perfino messa in discussione l'utilità di tutte quelle pratiche agricole che determinano il completo rivoltamento degli strati superficiali del terreno (aratura, zappatura, vangatura), le quali, riportando in superficie strati profondi sterili (come i batteri nitrificanti), turbano l'equilibrio originario del terreno con gravi ripercussioni sull'attività microbica ed in più risultano essere attrezzi abbastanza faticosi per l'uomo.
In molti Paesi si stanno sperimentando nuove tecniche (notillage, zerotillage, sod seeding), che consentono una riduzione delle lavorazioni del terreno grazie all'utilizzo di macchine in grado di seminare direttamente sulla cotica senza una vera e propria lavorazione o con una lavorazione solamente superficiale.


Ad ogni terreno il suo attrezzo


Con questo possiamo dire che, generalmente, qualsiasi decisione sul tipo di lavorazione da effettuare delve comunque tenere conto della natura del terreno, delle condizioni atmosferiche e del tipo di coltura. Così, per uno stesso terreno, in un'annata umida, la zappatura può risultare la forma di lavorazione più appropriata, mentre in un'annata siccitosa, questa dovrà essere evitata. Se ci troviamo di fronte ad un terreno argilloso si consiglia una vangatura prima dell'inverno, così da sfruttare al massimo l'azione strutturante del gelo sulle zolle.

Nei terreni ricchi di humus, sarà invece sufficiente una lavorazione superficiale in primavera con la forca, che limitano la loro azione all'arieggiamento degli strati superiori del terreno.

I terreni molto sciolti invece, a causa della notevole permeabilità, necessitano di uno strato superficiale soffice e friabile che li protegga dall'eccessivo prosciugamento. Qui bisogna evitare le lavorazioni profonde e il rimescolamento degli strati che possono accentuare i fenomeni di dilavamento del suolo.

In conclusione, l'obiettivo dell'orticoltore deve essere quello di intervenire il meno possibile, favorendo invece l'effetto strutturante delle radici delle piante, degli agenti atmosferici e di tutti quei microrganismi, infaticabili lavoratori del terreno!




articolo del: 30/08/2010


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