Gli asparagi bianchi: la coltivazione dell'asparago bianco era stata introdotta in Friuli quasi per caso nell'Ottocento, allorchè si pensò di risolvere il problema dell'eccessiva umidità di alcuni fondi coltivati a vigneto sistemando, tra un filare e l'altro, alcune asparagiaie.
Date le caratteristiche del terreno, la pianta trovò in Friuli subito l'habitat ideale che esaltava le preziose qualità organolettiche del prodotto tanto che, in pochi anni, la coltivazione dell'asparago prese il sopravvento su quella della vite.
L'idea di organizzare una manifestazione che promuovesse le qualità di un ortaggio allora poco conosciuto in Friuli ma che a Tavagnacco era coltivato già da oltre un secolo, venne negli anni '30 al botanico Zoilo Zanussi, intraprendente animatore in paese di numerose iniziative culturali e ricreative. Fin dalle prime edizioni la festa si rivelò un successo, richiamando da ogni dove buongustai che si davano appuntamento nei locali e nelle corti per degustare le delicate prelibatezze del bianco ortaggio.
Quella dell'asparago è una pianta poliennale, che vive e produce in media per una decina d'anni. Il fusto sotterraneo (rizoma) produce delle gemme da cui derivano i fusti, chiamati turioni, che sono la parte commestibile del prodotto. Questi turioni crescono e si sviluppano sottoterra, in terreni appositamente preparati, in modo da restare al riparo dalla luce del sole e rimanere bianchi. Vengono raccolti a mano, tagliandoli alla base con un apposito coltello. Gli asparagi bassanesi vengono quindi refrigerati in acqua e sono commercializzati in mazzi legati manualmente tra loro con un succhione di salìce chiamato “stroppa”.





