
Porri alti un'alice e un pezzo, di rara bellezza che non ho resistito: Canon in mano, porro nelle "grinfie" della pupa e scatto libero. Suo e mio. Non è stato facile che il porro batteva l'aliciotta, tanto da sembrare più una corda da arrampicata che un ortaggio. Be' non è che tutti porri siano così: questi sono speciali, arrivano da Cervere e c'è addirittura un Consorzio che tutela, protegge e coltiva (ecco qui). Un po' come dire il pomodoro pachino o il radicchio tardivo. I porri, coltivati nelle campagne cuneesi, sono più dolci, pare più digeribili e lunghi (fino a 60 cm la sola parte bianca). Si prestano quindi a diventare spade o corde o altro per bebè interessati. Io ne ho avuti in dono una bella porzione e li ho custoditi gelosamente (si conservano al fresco del terrazzo che è un piacere): ci ho fatto una vellutata, morbida e leggera, minestre, uova al forno con burro al tartufo (per Mr B. e la sottoscritta) e questa zuppetta semplice semplice della serie "mi faccio da sola".
Tenete conto che i porri posso essere introdotti senza problemi già dopo i primi mesi di svezzamento, diciamo intorno ai nove-dieci mesi. Et ca va sans dire che anche questa volta il cucchiaino si è sdoppiato e ha riempito la scodella anche di mamma&papà.

Ingredienti (per tre):
1 porro di Cervere (o due porri di taglia normale)
2 patate
olio Evo
toma poco stagionata
crostini di pane
Sale, pepe nero (per mamma&papà)
Preparazione:
Pulite i porri: togliete la parte esterna verde e più dura, eliminate la radice, lavate e tagliate a pezzetti. Pelate e tagliate anche le patate. Passate in padella con olio Evo, aggiungete acqua. Cuocete e passate a vellutata. Intanto ricavate dei crostini di pane (l'ideale è un filone toscano), mettete sul piatto e coprite con toma grattuggiata. Servite la vellutata con i crostoni di pane, oppure se il bimbo fatica a masticare il pane, nella sua porzione grattuggiate semplicemente della toma poco stagionata.
Finite la vellutata di mamma&papà con sale e pepe nero.
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